Salvatores stronca il politically correct: voglio fare film senza un gender manager che mi censura

martedì 8 Giugno 10:36 - di Giulia Melodia
Salvatores sul politically correct

«La comicità è una cosa seria». Gabriele Salvatores non ha dubbi su questo. Ed è talmente determinato a ristabilirne confini e sconfinamenti, da aver girato un film, in uscita il 10 giugno, intitolato Comedians. Affidato alle interpretazioni di Natalino Balasso, Ale e Franz, Giulio Pranno e Christian De Sica. E incentrato sull’eterno dibattito sul politically correct. O meglio, sulla grammatica di riferimento che ingessa il cinema e non solo. Un linguaggio, quello del politically correct, che ha ormai sublimato il paradosso. E che, a detta del regista premio Oscar, «sta diventando più pericoloso degli stereotipi», «ingabbia la libertà di espressione». E offre decisamente il fianco al ridicolo…

Salvatores stronca il politically correct e le regole degli Oscar

Ma un comico non deve evitare di ferire gli altri? Chiede il Corriere della sera in un’intervista a Salvatores. E il regista risponde: «Deve mantenere l’equilibrio tra buon gusto e offesa, sapendo che il confine è sottilissimo». E a proposito di limiti superati, fino a sconfinare nel grottesco, Salvatores incoronato dall’Academy americana per Mediterraneo, dice forte e chiaro cosa pensa delle nuove, implacabili regole di inclusione varate dall’establishment cinematografico a stelle e strisce. Un sistema popolato dai liberal hollywoodiani disorganici al potere repubblicano a prescindere. E inclini ai dictat buonisti imposti dal Metoo e da chi gli va dietro pedissequamente. E così, sulle regole dell’Academy, Salvatores è lapidario: «Mi spiace per gli amici americani, ma sono ridicole. Come la presenza sui set del gender manager destinato a garantire il risalto alle interpretazioni femminili». Una forzatura politically correct che si commenta da sé…

Salvatores: «La comicità è una cosa seria»

Perché, e lo ribadisce Salvatores: «La comicità è una cosa seria. Nell’85 eravamo giovani anarchici desiderosi di spaccare il mondo, divertirci e mostrare la nostra idea di comicità. Abbiamo riempito il testo di gag. Rileggendolo ho scoperto, per citare i Pink Floyd, The Dark Side of the Moon. Pur essendo del 1976, è molto attuale. Nel film sono fedele al testo, aiuta a riflettere sull’uso di stereotipi e sui pregiudizi per far ridere. Questa la chiave di lettura del sduo ultimo film  e la cifra stilistica del suo operato dietro la macchina da presa. Lo spiega chiaramente Gabriele Salvatores al Corriere della Sera, parlando di Comedians, il titolo in arrivo nelle sale, che cerca di rispondere oggi – a più di 30 anni di distanza da quando portò in scena al Teatro dell’Elfo di Milano il lavoro tratto da Trevor Griffiths – alla domanda se si può, e come, raccontare il mondo attraverso il comico. E analizzare la realtà con uno sguardo ironico. Non necessariamente viziato dal politicamente corretto…

Sono i politici i nuovi “Comedians”

Comedians, allora, rivendica la sottile linea di contatto tra comico e drammatico. E pone fuori di questa area di azione il politicamente corretto. Di cui Salvatores ricostruisce percorso e sbandate, che hanno portato a un’inesorabile uscita di strada. «A fine anni ’80 lo si è sdoganato – dice il regista –. Il che per certi versi è un bene. Ma ora se dici una cosa gentile passi per buonista, mentre i politici usano le battutacce per fare gli amici con i loro elettori». E invece oggi, commenta Salvatores, «i politici che hanno rubato il mestiere agli attori e cercano di fare i simpatici. Ma io non voglio amici: dagli uomini impegnati nella cosa pubblica mi aspetto di trovare dei padri che prendano posizione e, nel bene e nel male come i vecchi dc, intendano la politica come una missione». Del resto, come rimarca il regista stesso, dopo la pandemia il pubblico al cinema non chiede soltanto evasione. Anzi: «la gente vuole qualcosa di più profondo che, come il vaccino, le permetta di pensare al futuro»…

Salvatores contro l’ossessione del politically correct: pericolosa e sfiora il ridicolo

Spesso si usa una battuta per eludere un problema, o esorcizzare cose che temiamo: come le donne e il sesso di cui alcuni maschi sono terrorizzati. È sbagliatissimo, la comicità vera dovrebbe liberare un desiderio, non limitarsi a farti vincere una paura. Mentre l’ossessione per la correttezza può essere pericolosa e sfiorare il ridicolo. Come le nuove regole per gli Oscar. O il fatto che sui set ora ci sia il gender manager. O l’idea che Levinson», regista bianco che, stando al decalogo politically correct, «non potrebbe raccontare un regista nero nel suo Malcom & Marie».

 

 

 

 

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