Scontro a distanza tra Zangrillo, Crisanti e Galli: il virus è in letargo, ma il germe della polemica è sveglio

mercoledì 9 Giugno 12:33 - di Prisca Righetti
Zangrillo Crisanti Galli

Il virus del covid sarà anche «clinicamente in letargo», ma il germe dell’inimicizia tra i virologi è più vivo che mai.  L’ultima dimostrazione è la provocazione lanciata dagli insidiosi conduttori di Un giorno da pecora al professor Zangrillo, interpellato sull’eventualità di partecipare a una cena con gli ami-nemici Galli e Crisanti. La risposta è tutta un programma. E le contro repliche dei diretti interessati altrettanto… Ma andiamo con ordine.

Zangrillo, il virus sarà pure «in letargo», ma il germe dell’inimicizia tra virologi è più vivo che mai

All’incirca un anno fa il professor Zangrillo disse che il virus era clinicamente morto. Oggi torna sull’argomento e conferma le sue affermazioni, specificando di non rinnegare nulla ma, al tempo stesso, chiarendo che la «traduzione che venne fatta di quella frase fu volutamente maliziosa». E così, aggiustando il tiro, il primario di Rianimazione dell’ospedale San Raffaele di Milano, dichiara: «Oggi il virus è in letargo». E a conferma di quanto sostenuto, il professore ha poi sottolineato che nel pronto soccorso del suo ospedale, ieri, c’era il pieno di pazienti con altre malattie. Una notizia importante che accogliamo tutti con ottimismo e soddisfazione, ma superata l’istante dopo dalla provocazione lanciati ai microfoni di Un giorno da pecora su Rai Radio 1, con i conduttori che offrono all’illustre ospite la possibilità di togliersi qualche sassolino dalla scarpa.

Zangrillo e la dittatura del “politically correct” tra cassandre e indovini

Cominciando dal dire, per esempio, che: «Il virus esiste, come esistono centinaia di virus. Adesso stiamo cercando questo, quindi troviamo questo. Però se ne cercassimo altri ne troveremmo altri. E quello che è certo – aggiunge – è che dobbiamo affrontarlo con attenzione. Evitando di fare le cassandre, ma anche di fare degli indovini». Secondo il medico milanese, infatti, «viviamo nel continuo e perenne pregiudizio. La verità assoluta non esiste. La verità è verità in quanto tale perché la dice qualcuno che appartiene al politically correct. Noi – spiega con un esempio – ricordiamo quando Trump disse che forse c’era poca trasparenza da parte dei cinesi: fu preso come un cialtrone. Un buffone. E attaccato soprattutto dai media locali e poi, ovviamente, da tutti gli altri. Adesso, a un anno di distanza, le stesse cose le dice Biden e quindi ora è giusto indagare. In Italia è la stessa cosa – rimarca Zangrillo –. Quindi il politically correct è alla fine quello che guida: la verità è in relazione a chi dice quella cosa».

Zangrillo, a cena con Galli e Crisanti? «Queste cose le riservo agli amici»

E non è finita. Sassolini nella scarpa, si diceva prima. Come non ritornare, allora, col pensiero, agli scontri tra virologi che hanno contrassegnato, a loro modo, questo anno e mezzo di epidemia? E così, stuzzicando il loro interlocutore sul tema, i due conduttori di Un giorno da pecora la buttano lì, provocatoriamente: «Come gesto di pace, andrebbe a cena con Galli o con Crisanti? La risposta è tranchant a dir poco: «Queste cose le riservo agli amici. Quindi con gli amici che non ho potuto frequentare e sicuramente non con persone che mi è capitato di incrociare, ma che non avrei mai frequentato nella mia vita per altri motivi». Chiaro no?

Niente calumet della pace? La replica di Crisanti

Insomma, per Zangrillo niente calumet della pace in vista. Mentre Crisanti, all’Adnkronos Salute, si dice possibilista: una cena con Zangrillo? Perché no. «Nessun problema ad andare a cena con lui. Sono dell’idea di ascoltare gli altri – sottolinea il direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova –. Poi taglia corto: non ho mai attaccato nessuno e non inizio certo ora». Diversa, invece, l’impostazione di Massimo Galli. Il legame tra il direttore delle Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano e il collega Zangrillo, del resto, è decisamente più “frizzante”. Oltre che funestato da polemiche al vetriolo rilanciate dai media durante tutto il periodo funestato dalla pandemia (e super presidiato dai virologi in tv).

Galli a Zangrillo: «Non ho tempo per occuparmi di queste cose o di risentirmene»

E così, alla risposta che Zangrillo dà ai conduttori di Un giorno da pecora all’idea di una cena tra colleghi (belligeranti): «Queste cose le riservo agli amici», Galli replica lapidario. E sentenzia: «È un’affermazione che si commenta da sola. Non ho tempo per occuparmi di queste cose. E nemmeno di risentirmene, francamente». Un commento laconico, quello di Galli, alle parole di Alberto Zangrillo e che, lungi dal raffreddare il clima arroventato da botte e risposte, polemiche e controversie, riaccende il fuoco del diverbio in realtà mai sopito. E quest’ultimo battibecco a distanza innescato dalla radio lo dimostra una volta di più…

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