Nel Pd c’è chi si è stufato dei Cinquestelle: «Non possiamo assistere alle botte mangiando popcorn»

domenica 27 Giugno 12:11 - di Aldo Garcon
Nannicini

Il dem Tommaso Nannicini invita il Pd ad agire. Lo scontro tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte che sta squassando il M5S preoccupa i dem. Una preoccupazione, a quanto si riferisce, che corre lungo le chat dei parlamentari Pd. Sia per la tenuta dei pentastellati sui prossimi passaggi parlamentari, a cominciare dal ddl Zan, sia nell’ottica di un’alleanza per il voto. Per non parlare di eventuali ripercussioni sul governo. E c’è chi esce allo scoperto. Il senatore Nannicini è uno dei pochi, infatti, ad affrontare in chiaro il tema del caos M5S e invita i dem a non perdere tempo e a passare ai fatti. «Potremmo sederci sulla riva del fiume e osservare le botte che volano nel M5S. Ma la politica non è mangiare i pop-corn, piuttosto convincere gli elettori che Grillo dovrebbe tornare al suo nobile mestiere: il comico e basta. Non c’era bisogno di essere politologi per anticipare che sarebbero esplose mille contraddizioni nel Movimento».

Nannicini: «Eccesso di schiacciamento tattico»

Intervistato dal Corriere della Sera, il senatore non usa mezzi termini per criticare l’atteggiamento del Partito democratico. «C’è stato un eccesso di schiacciamento tattico, come spesso avviene nel Pd. Detto questo, io non sono contrario a un dialogo con i pentastellati, ma a subirne l’egemonia culturale. Ora che il Pd comincia a definire la sua identità su giovani, donne, lavoro e rivoluzione verde sono meno preoccupato». Rischiate di finire senza alleati? «Non entro nelle dinamiche di un altro partito. Letta è stato chiaro: prima costruiamo un campo largo di cui il Pd non può che essere il perno, e poi capiamo quale convergenza è possibile con i 5 Stelle».

«Conte? Non mi metto magliette»

Eppure il Pd riteneva Conte «un punto di riferimento del campo progressista», gli chiede il giornalista del Corriere. Ed ecco che arriva la batosta per l’ex premier. «Non mi metto magliette, tantomeno quella di Conte: per me non è mai stato un riferimento per i progressisti».

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