Meloni: «FdI è per la libertà, ma a sinistra non c’è una netta condanna del comunismo»

giovedì 3 Giugno 9:39 - di Viola Longo
meloni comunismo

Con una lunga lettera al Corriere della Sera, Giorgia Meloni ha risposto all’editoriale di Galli della Loggia nel quale si sosteneva, sostanzialmente, da un lato che FdI non avrebbe una classe dirigente adeguata alla crescita di consensi e dall’altro che, al fondo di questa carenza, vi sia un problema irrisolto con la storia, che giustificherebbe una motivata «pregiudiziale antifascista» nella «classe dirigente del Paese». Per Meloni, già il solo editoriale, rappresenta «un segno di grande considerazione», anche perché Galli della Loggia «afferma che Fratelli d’Italia potrebbe presto essere il partito di maggioranza di un governo di centrodestra e pertanto chiamato a guidare la Nazione». Nel merito, però, Meloni solleva diverse obiezioni all’analisi del professore, a partire dal fatto che è la sinistra ad avere problemi a fare i conti con la storia e il comunismo.

Meloni a Galli della Loggia: «Noi non improvvisiamo»

Innanzitutto Meloni si è soffermata sulla tesi secondo cui «FdI non avrebbe una classe dirigente all’altezza del compito, come fu per il M5S». «Il paragone però non regge», ha avvertito la leader del partito, ricordando che «FdI ha una grande profondità fatta da esponenti, a tutti i livelli, con una lunga storia politica, esperienze amministrative, impegno studentesco, radicamento associativo». Dunque, «nessuna improvvisazione dalle nostre parti». Un discorso che vale anche sulla conoscenza dei temi, rispetto ai quali secondo Galli della Loggia FdI dovrebbe «studiare e declinare soluzioni». Meloni ha ricordato che «sarebbe bastato leggere i programmi del partito, le tesi congressuali, le numerose proposte di legge depositate e le battaglie portate avanti da anni».

L’assurda tesi della «motivata pregiudiziale antifascista»

Dunque, se è sempre possibile «contestare nel merito le nostre posizioni», un po’ meno lo è «sostenere che non siano esplicitate in modo chiaro». Anche perché è proprio alla coerenza e alla serietà sui temi, sul merito, sulle proposte «FdI deve il suo successo». Poi Meloni ha affrontato il tema di quella che per Galli della Loggia sarebbe «l’avversione della “classe dirigente del Paese” per una motivata, a suo giudizio, “pregiudiziale antifascista”». «Le cose – ha avvertito la leader di FdI – sono ben più complicate di così». «È verissimo che FdI non è organico all’attuale sistema di potere e di influenze che governano la macchina dello Stato. Ne andiamo fieri», ha sottolineato Meloni, ricordando che il partito del “deep State”, che «rappresenta la difesa dello status quo», è il Pd. FdI, invece, «chiede cambiamento e rinnovamento» e non ha «l’ostilità della classe dirigente della Nazione».

«Siamo il terrore di chi vive di rendite di posizione»

A FdI «guardano con speranza moltissimi magistrati, dirigenti pubblici, servitori dello Stato, accademici. Siamo il terrore però di chi vive di rendite di posizione, del “sistema Palamara”, di chi percepisce pensioni d’oro immeritate, di chi fa carriera per la sua faziosità e non per i sui suoi meriti. E sì – ha spiegato Meloni – lo sappiamo che tenteranno con ogni mezzo di impedirci di governare e cambiare le troppe cose che non vanno». Un esempio in questo senso viene da Roma, dal nervosismo suscitato dall’ipotesi della candidatura di Enrico Menichetti, ha ricordato Meloni, per la quale, quindi, il tema non è affatto il rapporto tra «La destra e la storia che pesa», come recita il titolo dell’editoriale di Galli della Loggia.

Meloni: è la sinistra che non condanna il comunismo

Meloni quindi ha ripreso il passaggio dell’editoriale secondo cui «FdI non deve ogni volta sviare il discorso sul fascismo» e spiega che «mi sorprende sentir ripetere questa affermazione anche da una persona colta come Galli della Loggia». Dopo aver ricordato il voto convinto di FdI alla Risoluzione del Parlamento Europeo del 2019 sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa, con la quale si condannano tutti i totalitarismi del ‘900, compreso il comunismo, Meloni ha quindi sottolineato che «solo l’estrema sinistra europea e la sinistra italiana tutta, Pd compreso, hanno avuto problemi a seguire questa strada». Dunque, è il senso della parole di Meloni, la sinistra ha avuto problemi a esprimere una netta condanna del comunismo.

«L’eccezione in Europa in tema di rapporto con il passato e con i regimi totalitari riguarda la sinistra italiana, non Fratelli d’Italia. È tempo che la politica italiana faccia i conti con questa anomalia che rischia di marginalizzare la nostra Nazione nel contesto internazionale», ha quindi concluso Meloni in risposta a Galli della Loggia.

«La faziosità a sinistra spesso fa fare carriera»

Il tema è tornato anche nell’ambito di una lunga intervista di Meloni a La Verità di oggi. Parlando del successo del libro e della campagna d’odio che ha scatenato, la leader di FdI ha sottolineato che «fa male che nel 2021 ci siamo ancora dei ruderi ideologici che si divertono a mettere a testa in giù i miei libri, ripercorrendo stagioni di odio che dobbiamo lasciarci alle spalle». «Il fatto che alcuni di questi odiatori seriali siano docenti, gente che dovrebbe insegnare ai nostri giovani i valori della tolleranza e del rispetto, o addirittura membri di commissioni ministeriali rattrista molto», ha commentato Meloni, ribadendo che da parte sua non arriverà mai «la richiesta di cacciare un docente da un incarico perché è un fazioso o addirittura estremista ideologizzato».

«Purtroppo però – ha sottolineato nel colloquio con La Verità la faziosità per la sinistra è un merito che favorisce spesso la carriera universitaria. In molti spesso ci tengono a dimostrare quanto siano schierati e quanto sappiano essere intolleranti nei confronti di chi la pensa in modo diverso».

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