Meloni boccia il Partito unico: “Agli italiani interessa quel che faremo, non l’organizzazione”

giovedì 17 Giugno 9:03 - di Michele Pezza
Meloni

La federazione del centrodestra? «Una buona idea». Non così il partito unico: «Implica più costi che vantaggi». Intervistata dal Corriere della Sera, Giorgia Meloni non si sottrae alle domande sul futuro della coalizione, per quanto questa oggi veda due partiti – Lega e FI – a sostegno di Draghi e l’altro – FdI, appunto – all’opposizione. Ma è un fermo immagine legato alla contingenza del momento. Il futuro, al contrario, premette unità. «Lavoriamo e scegliamo insieme – esemplifica la Meloni -, come si vede alle Amministrative». Un appuntamento importantissimo, a giudicare dalle città al voto: Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna e Trieste. La pratica della candidatura è aperta solo nel capoluogo lombardo, dove è in corso un supplemento di riflessione. Non per «debolezza», spiega la Meloni, ma «per senso di responsabilità». Dopo tutto, ricorda, «non ci stiamo spartendo le città col bilancino».

La Meloni: «Prioritario uscire dalla pandemia»

E responsabilità la leader dei Fratelli d’Italia invoca anche nel dibattito sul partito unico riproposto da Berlusconi. Una soluzione che non la convince. E spiega perché: «Rappresentiamo più del 50% degli elettori: omologare tutto ci farebbe perdere più di quanto potremmo guadagnare». È quel che accadde con il Pdl. «Dopo lo slancio iniziale – ricorda – ha portato a scontri e mediazioni poco efficaci». Ragion per cui, agli alleati raccomanda «prudenza». Tanto più, avverte, che «come ci organizzeremo non è l’interesse degli italiani. Lo è – aggiunge – quel che faremo». L’importante è l’uscita dalla pandemia e dalla crisi che ha generato. È il motivo per cui la Meloni respinge ogni sospetto di «convenienza» dall’aver scelto di stare all’opposizione. «Quando decidemmo di restare soli – sottolinea – in tanti prevedevano una nostra sparizione. Ed era davvero un’ipotesi in campo».

«Elezioni nel 2022»

Oggi, invece, tutti i sondaggi sono concordi nell’attribuire a FdI un consenso superiore al 20%. «Sono 10 anni che esiste FdI, stiamo raccogliendo il frutto di un grande lavoro», rivendica con orgoglio. Quanto alla leadership della coalizione, «davvero non mi interessa», assicura la presidente ricordando la regola aurea del centrodestra: guida chi ha più consenso. E così da sempre. Alle prossime elezioni si vedrà. Per la Meloni, andrebbero indette subito all’indomani del cambio della guardia al Quirinale. «Il Parlamento – sostiene – non può essere dominato da M5S e Pd, che non rappresentano affatto la maggioranza del Paese». Ma è proprio la preponderanza di queste forze a far registrare «troppa continuità» tra l’attuale governo e «quello precedente». Con l’eccezione di Figliuolo, «il cui lavoro – riconosce – non è comparabile con quello di Arcuri». Anche con Draghi rapporti personali «buoni». Ma, conclude, «i problemi politici restano».

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