Loki, il nemico di Thor, sarà gender fluid: il “politicamente corretto” colpisce ancora (video)

lunedì 7 Giugno 20:57 - di Valter Delle Donne
Loki

C’erano una volta i super eroi, tanto originali quanto imprevedibili. Finquando non diventarono super banali per appagare la voglia di politicamente corretto. L’anticipazione della Cnn, non lascia dubbi. La serie in onda da mercoledì in tutto il mondo su Disney+, Loki avrà una sorpresa, che non sorprende. Il super villain (il super cattivo) fratellastro di Thor, il perfido Loki è diventato “gender fluid”.

Secondo la Cnn, che cita il trailer, Loki, interpretato da Tom Hiddleston, è di genere fluido. Il debutto della serie, ambientata all’indomani degli eventi del film Avengers: Endgame, è previsto per mercoledì. In tutto il mondo, Italia compresa. L’ultimo trailer della nuova serie Disney+ su Loki, il Dio dell’Inganno fratellastro di Thor, personaggio del Marvel Cinematic Universe, sarà quindi gender fluid.

Batwoman omosessuale, Loki gender fluid

Non viene da scandalizzarsi, né da protestare. Ormai, guardando una serie tv si aspetta con svizzera puntualità l’inserimento di un personaggio omosessuale. Una scelta di sceneggiatori e produttori che rende il tutto stucchevole a livello drammaturgico. Suscita anche nello spettatore più aperto, l’insopportabile sensazione che l’occhiuto Zan di turno, vada a emendare con puntiglioso zelo il copione, pur di inserire il personaggio (o i personaggi) che accontentino la voglia di politicamente corretto. Un po’ come la necessità di avere Achille nero (nella serie Netflix c’è anche quello).

Non è solo la Marvel (Disney) a cavalcare la necessità di trasformare i super eroi in super banali. Anche la Dc comics con la sua Batwoman (in onda sulla piattaforma streaming Infinity di Mediaset) nella omonima serie tv è alla moda. Lesbica, in piena tendenza super eroe/super banale. La scelta, infatti, più che trasgressiva, è noiosa.

In realtà, lo spettatore è molto più avanti dei creativi di certi studios. Quando Brockback Mountain, capolavoro di Ang Lee incentrato su due cowboy gay ha vinto l’Oscar e ha conquistato il botteghino. Hanno applaudito tutti e tutti hanno apprezzato senza storcere il naso. Alla stessa maniera, tra le serie più appassionanti degli ultimi anni c’è Sense8 (Netflix) dei fratelli (ora sorelle) Wachowski. Una serie psichedelica dove la sessualità e la promiscuità dei protagonisti è tanto confusa quanto coerente con la trama. Ma se l’orientamento sessuale del protagonista insegue la moda per stupire, non stupisce più nessuno. Anzi, annoia. Come i gialli di una volta, dove l’assassino era sempre il maggiordomo. Oggi, ai tempi del Ddl Zan, l’assassino è sempre il maggiordomo. Purché “politicamente corretto”.

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