Istat, in Italia 100mila decessi in più per Covid. Nel 2020 il più alto numero dal dopoguerra

giovedì 10 Giugno 16:55 - di Milena Desanctis
Istat

Nel 2020 in Italia è stato registrato il numero più alto di morti dal dopoguerra. Nell’anno condizionato dal Covid, ci sono stati oltre 100mila decessi in più rispetto alla media 2015-2019, come evidenzia il rapporto Istat-Iss sull’impatto dell’epidemia Covid 19 sulla mortalità della popolazione residente nel 2020 e nel primo quadrimestre 2021. «Come già nei precedenti Rapporti congiunti Istat-Iss, l’evoluzione della mortalità totale del 2020 e del 2021 è stata confrontata, a parità di periodo, con la media dei decessi del quinquennio 2015-2019. Nel 2020 il totale dei decessi per il complesso delle cause è stato il più alto mai registrato nel nostro Paese dal secondo dopoguerra: 746.146 decessi, 100.526 decessi in più rispetto alla media 2015-2019 (15,6% di eccesso)», si legge.

Istat, il rapporto sui decessi

«Considerando le variazioni nei tassi standardizzati di mortalità, ottenuti rapportando i decessi alla popolazione a parità di struttura per età, la mortalità ha registrato nel 2020 un aumento del 9%, a livello nazionale rispetto alla media del quinquennio 2015-2019; le regioni che riportano aumenti significativamente più alti della media nazionale sono il Piemonte, la Valle D’Aosta, la Lombardia e la Provincia autonoma di Trento. Le Regioni del Centro e del Mezzogiorno non mostrano variazioni rilevanti», sottolinea il rapporto. In base ai dati, «l’Italia ha condiviso con la Spagna il primo drammatico incremento dei decessi a partire dal mese di marzo 2020. Tale incremento è comunque diminuito a partire dal mese di maggio 2020 fino al mese di ottobre quando si è verificata una nuova fase di rapida crescita dei decessi. Nel mese di dicembre e nei primi mesi del 2021 l’eccesso di mortalità in Italia è stato al di sotto della media europea per poi risalire leggermente nel mese di marzo 2021».

Istat, confronto internazionale

«I confronti Internazionali basati sul solo dato dell’eccesso hanno di sé dei forti limiti in quanto non tengono conto della diversa struttura per età delle popolazioni. È solo attraverso la standardizzazione per fasce di età che si evidenziano le vere differenze in termini di mortalità fra paesi. Uno studio recente pubblicato sulla rivista British Medical Journal che ha mostrato gli eccessi in diversi paesi standardizzando per età, ha evidenziato che l’eccesso di mortalità nel nostro Paese è risultato inferiore a quello registrato in altri paesi Europei, tra i quali Spagna, Belgio e Regno Unito, e negli Stati Uniti», precisa il rapporto.

Incidenza bassa in Sicilia, Calabria e Sardegna

«Analizzando la diffusione del virus nei primi mesi del 2021 le Province con il maggior tasso di incidenza sono state quelle del versante Nord-orientale: Bologna, Gorizia, Forlì-Cesena, Udine, Rimini, Bolzano/Bozen. Molto bassa appare l’incidenza in alcune province della Sardegna (Sud Sardegna, Oristano, Sassari), in alcune Province della Calabria (Catanzaro, Cosenza, Crotone) e della Sicilia (Ragusa, Enna, Agrigento)».

Lo studio Inapp sugli anziani

La popolazione anziana è stata quella che ha sofferto di più durante la pandemia. La percentuale di decessi rispetto ai casi di positività ufficialmente registrati, almeno prima del decollo definitivo della campagna vaccinale, ha continuato a vedere l’Italia tra i paesi più colpiti in Europa, con un valore pari al 3,1% significativamente sopra la media dell’area (2,4%). Da questo prende lo spunto uno studio dell’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (Inapp) basato sull’indice di invecchiamento attivo (Active ageing index-aai), un indicatore sviluppato dalla United nations economic commission for Europe (Unece) costruito da 22 indicatori individuali, raggruppati in quattro domini: occupazione, partecipazione alla vita sociale, vita indipendente, in salute e sicurezza, ambienti abilitanti per l’invecchiamento attivo.

Anziani tra i più colpiti in Europa

Un indice che consente di mettere a confronto l’effetto della pandemia sulla popolazione anziana dei diversi paesi europei, focalizzando l’attenzione sulle dimensioni sociali che possono aver avuto un ruolo nel determinare l’impatto del Covid-19 sulla popolazione più matura.

«La pandemia – ha spiegato Sebastiano Fadda, presidente Inapp – ha messo in evidenza come un numero sempre maggiore di persone anziane si trovi in condizione di vulnerabilità e fragilità. All’aumento dell’aspettativa di vita nel nostro Paese non è corrisposto un ugual miglioramento delle condizioni economiche e sociali delle persone anziane, che vengono assistite principalmente quando non autosufficienti (attraverso l’indennità di accompagnamento, l’assistenza domiciliare e il ricovero nelle rsa), mentre il problema che va risolto è quello di mantenere a lungo in salute, sia fisica che psichica, le persone anziane».

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