G7, Biden chiede misure dure contro la Cina ma Draghi tentenna per colpa di Grillo

sabato 12 Giugno 20:50 - di Redazione

Non tutto fila liscio. Dietro i sorrisi e le foto opportunity si confermano distanze e distingui tra i grandi del Mondo riuniti in Cornovaglia. Sulla  seconda giornata di lavori del G7 a Carbis Bay (in serata il bilaterale tra il presidente Usa Joe Biden e Mario Draghi) irrompe il dossier Brexit. Fuori sessione ma presente nei colloqui a margine. Che torna a far litigare il padrone di casa, Boris Johnson, con la Ue per la questione nord-irlandese mai risolta.

La Cina divide il G7, la voce grossa di Biden

Ma soprattutto la ‘questione cinese’, la violazione dei diritti e la concorrenza sleale di Pechino. In cima all’agenda e ai pensieri di Biden. Ma che divide il G7. Da una parte il presidente Usa, che fa fronte con il premier britannico e quello canadese Justin Trudeau per promuovere misure più dure. Dall’altra la Ue. In particolare la cancelliera Angela Merkel e Mario Draghi. Molto più cauti e interessati a enfatizzare le possibili aree di cooperazione con Pechino. Almeno stando alle ricostruzioni dei media americani che parlano di discussione ‘interessante’ con ‘differenti posizioni”.

Draghi e la Merkel  più cauti

Il nodo non riguarda tanto la minaccia posta dalla Cina,  ma la reazione. Fra le ipotesi discusse, la creazione di una task force. Caldeggiata dalla cancelliera tedesca per mettere in cima all’agenda  il clima e gli scambi commerciali. Il tentennamento di Draghi del resto non è difficile da spiegare. Il premier italiano ha i suoi problemi in casa. Vista la coabitazione forzata a Palazzo Chigi con i 5Stelle, tentati dal fascino delle repubblica comunista cinese. E dal regime di Xi Jinping. Come dimostra il faccia a faccia di Grillo con l’ambasciatore cinese e l’imbarazzato forfait di Conte dell’ultimo minuto.

Usa: azioni concrete contro il lavoro forzato

“Il punto  – ha detto un funzionario Casa Bianca –  è mandare un netto segnale che il G7 è serio sulla questione della difesa dei diritti umani. E che dobbiamo lavorare insieme per sradicare il lavoro forzato dai nostri prodotti”. Insomma  Biden ha intenzione di alzare la voce. E fare pressioni sugli altri leader per un’azione concreta sul lavoro forzato. “Per chiarire al mondo che noi crediamo che queste pratiche siano un affronto alla dignità ed un clamoroso esempio della competizione economica sleale della Cina. Per questo è cruciale che denunciamo l’uso del lavoro forzato in Xinjiang”, prosegue il funzionario. “E adottiamo azioni concrete per assicurare che la catena dell’approvvigionamento globale sia libera dal lavoro forzato”.

La reazione dei 7 grandi alla via della Seta

Si chiama Build back better world ( ricostruire un mondo migliore), il piano globale per le infrastrutture, proposto su iniziativa americana, che i leader del G7 lanciano dal vertice della Cornovaglia. Obiettivo:  una competizione strategica con la Cina e l’impegno ad azioni concrete “per venire incontro all’enorme esigenza di infrastrutture nei Paesi a basso e medio reddito”. Così un comunicato della delegazione Usa in risposta alla Via della Seta lanciata dalla Cina. “Abbiamo visto – si legge ancora  – il governo cinese mostrare una mancanza di trasparenza, bassi standard ambientali e per leggi di lavoro ed un approccio che ha lasciato molti Paesi in condizioni peggiori“.

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