Ferrara: Draghi è l’uomo solo al comando, c’è il rischio della sospensione della politica

giovedì 3 Giugno 12:04 - di Riccardo Angelini
Ferrara Draghi

Giuliano Ferrara lancia un riflessione sul Foglio con la quale tutti i partiti devono fare i conti: Mario Draghi è autorevole, osserva il fondatore del Foglio e già consigliere del primo Berlusconi, ma è l’uomo solo al comando e ciò comporta dei rischi.

Draghi e il rischio della politica sospesa

Quali siano tali rischi Ferrara non lo dice, ma sono ai più evidenti. Non si parla ovviamente di deriva autoritaria o plebiscitaria o di dittatura. Ma le conseguenze sono un’assenza di progetto politico da un lato e il percepire come inutili i partiti. Come se Draghi, in altre parole, rappresentasse l’altra faccia, non meno inquietante, della deriva populistica di cui i 5Stelle sono stati protagonisti. Dall’uno vale uno a uno vale per tutti. Una situazione dalla quale si uscirà solo con il voto.

Ferrara: Draghi prende decisioni e non fa polemiche

“Draghi – scrive Ferrara – è un caso di uomo solo al comando… Draghi si limita a presentazioni di decisioni, brevi sommari di attività, piccoli ritocchi e ornamenti retorici dovuti alla pratica dell’incontro tra chi dirige un ministero e l’opinione pubblica o il Parlamento, in qualche caso scarta proposte con freddezza (seguo i dati epidemiologici per le riaperture, corro un rischio ma solo se calcolato, non è il momento di prendere soldi ma di darli). Non definisce un orizzonte politico nel senso tradizionale per il suo governo, e nemmeno per sé stesso in relazione al destino personale, non polemizza, non accusa, non difende, non interferisce nella dialettica dei partiti, non ha bisogno di proiettare nel futuro possibile l’attività di decisione, gli basta un criterio generale di praticabilità e opportunità delle scelte”.

La contesa politica è assente

Una situazione, continua Ferrara, che non si era mai verificata in precedenza. “Qui – incalza – si vive in un clima di sospensione assoluta della tradizionale contesa politica, non c’è un’autorità che lavora per il bene comune, piuttosto è quell’autorità stessa che viene percepita come il bene comune, tutto è troncato, sopito, rinviato a una data che non ha relazione con le decisioni del momento, a una situazione di ritorno alla politica che non viene evocata o al massimo appena accennata come timida previsione nel caso l’autorità decisionale sia trasferita al Quirinale in un ruolo di garanzia”.

Draghi è un’occasione ma anche un’incognita

Draghi può rappresentare un’occasione, ma anche un’incognita. “In regime di ripresa, rinascita, ritorno dello stato, spesa pubblica in deficit, vincolo esterno concreto per riforme da anni dovute, in questo contesto di unità nazionale la maestria nell’uso politico decisionista di un’autorità che integra e sostituisce quella dei partiti si sente come un esperimento inedito e per certi versi inaudito anche in Europa… Una grande occasione per un paese che l’autorevolezza l’aveva smarrita per strada da tempo, se mai in quei termini l’aveva conosciuta, e ovviamente anche un rischio”.

 

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