Dite a Franceschini che Itsart è la brutta copia di Raiplay. A farne le spese è anche Baglioni (video)

martedì 1 Giugno 16:33 - di Valter Delle Donne
itsart, franceschini, baglioni

La piattaforma streaming si chiama Itsart e dovrebbe essere un “brillante” gioco di parole inglese (“è arte”) che include la sigla It dell’Italia. Pare di vederlo il ministro della Cultura Dario Franceschini, darsi il cinque con il creativo che ha trovato il nome. Oltre alla sigla che fa tanto ggiovane i consulenti di Franceschini gli hanno trovato anche la definizione da pubblicitario. “La Netflix della Cultura”. E qui, andrebbe chiesto ai super esperti pagati da Franceschini, quindi dagli italiani, come mai Netflix non abbia mai fatto una piattaforma (a pagamento) solo di contenuti culturali.

La risposta è facile, il business non c’è. Se ne accorgerà tra qualche tempo lo stesso Franceschini. A spese nostre. Va premesso che Itsart ha contenuti culturali davvero interessanti e di qualità. Ma a prezzi fuori mercato. Costituita da una società al 51 per cento detenuta da Cassa depositi e prestiti e al 49 per cento da Chili (uno dei tanti competitor di Netflix), è stata inaugurata in questi giorni. Ma è un modello vecchio, concepito con logiche da burocrati e non da manager.

Il concerto di Baglioni a pagamento è un’occasione persa

Che cosa è possibile trovare? Arte, musica, storia, danza e teatro. Oltre 700 contenuti disponibili da ieri in Italia e Gran Bretagna e successivamente accessibile anche dagli altri Paesi. E poi film d’autore. Proprio sui film ci sarebbe da farsi qualche domanda. Per vedere pellicole come Roma città aperta quasi 2 euro. C’è Matrimonio all’italiana (2,90).  Niente che la stessa Rai non abbia già trasmesso sulla sua piattaforma. Gratis.

Domani c’era la grande occasione per il lancio promozionale. L’atteso evento del concerto di Claudio Baglioni dal Teatro dell’Opera di Roma. Non il classico concerto, ma un evento unico, con centinaia di artisti tra ballerini e orchestrali. Monologo iniziale di Pierfrancesco Favino e il cantautore romano che, per i suoi 70 anni, interpreta il ruolo di festeggiato, di festeggiante e, probabilmente, pure quello di torta di compleanno. Un evento da vedere.

Costo del biglietto virtuale? 12,90 euro. Inutile dire che un mese di Netflix costa di meno. Ed è superfluo ricordare a Franceschini e ai suoi super consulenti (pagati da lui e quindi anche da noi), che per lanciare una piattaforma così ambiziosa, il primo “giro” andrebbe perlomeno regalato. Se Itsart avesse omaggiato gli italiani, in occasione del 2 giugno, con il grande evento di Claudio Baglioni, avrebbe fatto una promozione gratuita alla piattaforma. Non solo: avrebbe regalato al Claudio nazionale una platea sicuramente più numerosa. Un’occasione persa, ma che è la cartina di tornasole dell’intero progetto.

“Itsart è un modello aziendale superato”

Ma non è la sola bizzarria firmata Mibac.  Che senso ha, infatti, investire soldi pubblici in una piattaforma culturale, quando c’è Raiplay che ha contenuti identici, completamente gratuiti? Una bizzarra contraddizione, che Fratelli d’Italia aveva denunciato anche in Parlamento.

“Provate a visionare il sito di ItsArt, fa sorridere che, nell’epoca delle grandi piattaforme digitali, ci sia il ‘noleggio’ di un contenuto culturale – dice Federico Mollicone – Con 12 euro con Netflix hai a disposizione un catalogo completo, che viene rinnovato spesso; con lo stesso prezzo, su ItsArt ci ‘noleggi’ 3 film”.

“Il modello aziendale è superato – aggiunge -, quando la commissione di Vigilanza Rai ha votato all’unanimità due risoluzioni per costituire ‘RaiPlayPlus’, una piattaforma sul modello inglese della Bbc o sul modello pubblico-privato francese che possa competere con i grandi giganti del Web. In Vigilanza Rai, grazie ai voti di FdI, ci fu la non-approvazione della risoluzione per obbligare la Rai a entrare in ItsArt”

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