Di Maio pensa a Zaki e Regeni ma “dimentica” Luca Ventre, ucciso nell’ambasciata italiana in Uruguay

venerdì 4 Giugno 20:01 - di Lucio Meo

Il Consiglio generale degli italiani all’estero (Cgie) chiede un intervento “diretto e immediato” del ministro degli Esteri Luigi di Maio sul caso di Luca Ventre, cittadino italiano residente in Uruguay, morto il primo gennaio dopo essere stato violentemente fermato da un poliziotto uruguayano all’interno del muro di cinta dell’ambasciata italiana.

L’appello a Di Maio: hai abbandonato Luca Ventre

Vale la pena ricordare, si legge nel comunicato del Cgie, che Luca Ventre entrò nell’Ambasciata Italiana, superando il muro di cinta con l’intenzione di chiedere protezione alle autorità del suo paese, e fu placcato ed immobilizzato da una agente e da un membro della polizia uruguaiana, entrambi incaricati della sicurezza della sede diplomatica. Luca Ventre, fu poi portato, dopo aver perso conoscenza, all’Hospital de Clínicas dove, secondo le testimonianze, morì. La Procura italiana, ricorda ancora il comunicato, ha verificato che Luca è morto a causa del contenimento violento operato dal poliziotto uruguaiano per lunghi 37 minuti, come mostrato nelle riprese delle telecamere poste nei giardini dell’Ambasciata italiana.

Il Cgie incalza la Farnesina

A fronte degli atti prodotti dalla Procura di Roma, il Cgie “ritiene non più procrastinabile un intervento del ministro degli Esteri Luigi Di Maio”. Inoltre si chiede che la Farnesina “riveda e corregga i sistemi di sicurezza attuati nelle nostre ambasciate e nei consolati”. Il ministro, impegnato nella ricerca della verità sulla morte di Luca Regeni e sulla detenzione di Patrick Zaki, sembra essersi dimenticato di quella dolorosa vicenda accaduta in Sudamerica.

“Negli ultimi anni – si legge – questi edifici si sono trasformati in bunker: si è aumentato il personale di sicurezza, ma nell’ottica del contenimento della spesa, in molti paesi si è fatto progressivamente riferimento a servizi di sicurezza locali; si sono rafforzati recinti e porte di ingresso, il risultato è che, in molti casi, l’accesso dei cittadini italiani e degli utenti dipende dalla discrezionalità di questi agenti, assunti da agenzie di sicurezza locale”.

 

 

 

 

 

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