Dal Pd farsa su Saviano: De Luca lo caccia, Letta lo invita. Per lo scrittore è tutto grasso che cola

sabato 19 Giugno 13:03 - di Valerio Falerni
Saviano

Roberto Saviano ci sta cordialmente sugli zebedei (copyright Niccolò Tommaseo). A noi come a tanti. Questo, tuttavia, non autorizza il governatore De Luca a sbianchettarne il nome da una kermesse culturale, in nome di una concezione proprietaria delle istituzioni. Ciò premesso, è di tutta evidenza che la libertà di ciascuno sia un bene troppo prezioso perché riceva una tutela a corrente alternata o a targhe (ideologiche) alterne. Certo, escludere Saviano dal Festival di Ravello fa rumore. Così come le dimissioni del direttore Antonio Scurati, che lo aveva invitato. Ma quanti sono gli scrittori boicottati per mera avversione politica culturale?

Lo scrittore sbianchettato dal Festival di Ravello

E chi, del mainstream mediatico, alzò la voce contro la esclusione «per sovranismo» di una casa editrice dal Salone del Libro di Torino? E chi ha difeso la manifestazione Todi città del Libro dalle pretese dell’Anpi e Cgil di vietare il festival letterario per la presenza di CasaPound tra gli organizzatori? Nessuno, men che meno Saviano. Anzi, in quei casi chi promuove il boicottaggio si becca in premio i titoli estasiati di Repubblica, Fatto Quotidiano e Manifesto e di altri irriducibili nella difesa della libertà. La propria, ovviamente, e di quelli che la pensano come loro. È il bello, anzi il brutto, della democrazia vista e applicata dalla sinistra ex-post e neo-comunista. Non proprio intenditori della materia, per capirci. Infatti, se la cantano e se la suonano fra di loro.

Il leader dem: «Saviano venga alla festa de l’Unità»

E così per un De Luca che depenna Saviano, c’è un Enrico Letta che lo invita (assieme a Scurati) alla prossima festa dell’Unità. Entrambi sono del Pd. Ma può l’«invito permanente» ad una manifestazione di partito risarcire lo sbianchettamento dello scrittore dal cartellone di Ravello? Se Saviano gli zebedei ce li ha di suo e non si limita ad incombere su quelli altrui, deve sdegnosamente rifiutare. Dal canto suo, se davvero il Pd tutela la libertà, non può lasciare senza conseguenze l’arroganza dello Sceriffo del Vesuvio. Tanto più che un paio di giorni fa ha solennemente bacchettato un giovane dirigente romano per una salace battuta su Goffredo Bettini. Ad essere forti coi deboli e deboli coi forti, son bravi tutti. Vale per Letta come per Saviano.

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