Radio University, «la liberalizzazione della droga è una ipocrisia grave e inaccettabile»

lunedì 3 Maggio 18:10 - di Camilla Bianca Mattioli
droga

Dalla droga alle Brigate Rosse- A Radio University la fotografia di un’Italia in cui perdono  di significato persino le tre feste nazionali. Il 25 aprile è la festa della liberazione in un Paese privo di libertà. Un Primo Maggio è la festa dei lavoratori, con commercianti e ristoratori con l’acqua alla gola. Il 2 giugno è la festa della Repubblica in un Paese che vive limiti alla democrazia. In un clima così pesante, sembra quasi una botta propagandistica quella del governo Draghi di cercare di far tornare in Italia  i terroristi rossi. La vera domanda è perché abbiamo aspettato che i volti dei criminali fossero segnati dalle rughe del tanto tempo trascorso dagli omicidi commessi? E perché questi signori hanno potuto condurre quella, vita che alle loro vittime è stata portata via?

Radio University, dalle Brigate rosse alla droga

La trasmissione si apre con i nomi di tutte le vittime delle Brigate rosse, individui che hanno ucciso tante persone innocenti e che sono rimasti tutta la vita in libertà. Adolfo Urso sottolinea come la Francia, sottoposta ad un attacco del terrorismo islamico, per la prima volta abbia capito quello che ha subìto l’Italia per tanti anni. Epicentro del terrorismo internazionale, causato dalla potenza ideologica comunista dell’epoca, l’Unione Sovietica. Il dato più grave di quegli atti di sangue risiede nel fatto che i terroristi rossi non si siano mai pentiti. Sulle note de “il cuoco di Salò” di Francesco De Gregori, passiamo al secondo argomento, attraverso le immagini dei parlamentari di FdI al test antidroga.

Legalizzazione inaccettabile

Walter Jeder sottolinea come il problema di fondo sia il far passare la legalizzazione della droga leggera come una cosa buona. Così si trasmette un messaggio fraudolento, e cioè che la marijuana sia innocua. Ma innocua non è. Maurizio Gasparri, in collegamento telefonico, riporta la teoria di molti, secondo cui legalizzando le droghe si toglierebbe alla criminalità un’arma di arricchimento. Ma le proposte che vengono fatte, ovviamente, non concernono sostanze come cocaina, eroina, o droghe chimiche, ma riguardano solamente la cannabis.

Il mercato della droga leggera

Come hanno dimostrato molti magistrati, la quota degli affari legati alle droghe leggere, su tutto il mercato delle droghe è il 5% del totale, perché costando meno. La criminalità organizzata fa più soldi con altri tipi di sostanze. Il mercato delle droghe leggere, infatti, vale il 5% d’incasso del narcotraffico. E di questo 5% il 70% è consumato da minorenni, che non potrebbero accedere al mercato legale. Questo significa che si leverebbe alla criminalità il 2% dei proventi, non essendo profittevole, si spingerebbe di più su stupefacenti, allucinogeni, narcotici ecc.. Quindi la tesi che – legalizzando la cannabis – stronchiamo i proventi del crimine è un falso. Il mercato della droga se venisse legalizzata non verrebbe scalfito poiché il 95% dei proventi della criminalità deriva da altri tipi di droghe.

La Russa e il «vortice degli stupefacenti»

La verità, incalza La Russa, il modo di contrastare l’uso della droga è culturale. Bisogna affermare che “la droga fa male”, poi vi è la fase repressiva, necessaria e la fase legislativa, obbligatoria. Non deve prevalere il luogo comune che i contrari alla legalizzazione sono oscurantisti. Mano tesa a chi cade nel vortice degli stupefacenti- Ma non per portarlo a consumare una droga di stato legale, quanto invece per indirizzarlo a una comunità di recupero.

 

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