Prodi vede nero: “Dopo la pandemia, niente tornerà come prima. Difficile la nostra ripresa”

mercoledì 5 Maggio 17:43 - di Davide Ventola
prodi pandemia

«La nuova normalità post pandemica non ha nulla di normale, tutto sarà diverso da prima». Romano Prodi la vede nera per il futuro dell’Italia, dopo la pandemia che ha messo in ginocchio tre quarti del pianeta. L’ex premier ha ritratto un paesaggio a tinte fosche durante il convegno della Luiss “L’economia europea e la nuova ‘normalità’ post-pandemica”.

Prodi vede un futuro nero dopo la pandemia

«Perché avviene questo? Perché è successa una rivoluzione, prima in Cina e poi negli Usa», con la Cina che è cresciuta nel 2020, l’anno della pandemia. E gli Usa che hanno aperto «un nuovo discorso sull’economia».

«Secondo gli analisti da questo mese anche l’Europa dovrebbe iniziare a svegliarsi», prosegue il Professore, che sottolinea come già in Germania la produzione sia ripresa «in modo forte e anche Francia e Italia hanno cominciato a muoversi». E poi il Next Generation Ue che «è un’iniezione massiccia di denaro».

Ma il Professore non fa nessuna autocritica sulla Ue

Tuttavia l’ex presidente Ue  intravede il rischio di problema per l’Italia nella ripresa. Uno degli effetti della pandemia, argomenta Prodi, sarà infatti «il reshoring, il ritorno alla propria spiaggia». La produzione a basso costo all’interno della Ue, teorizza il Professore, sarà appannaggio per prodotti come l’abbigliamento, di Bulgaria e Romania.

Mentre per quanto riguarda la produzione a “media elevata tecnologia” la concorrenza sarà con i prodotti realizzati da Berlino e Parigi. L’Italia vincerà questa competizione nella gara se «sarà più veloce dei diretti concorrenti. Quando sento dire da imprenditori che il costo del lavoro in Italia è di gran lunga superiore a Germania o Francia, è una balla colossale».

Secondo Prodi, «il nostro problema non è il costo del lavoro ma tutto quello che sta attorno. La velocità con cui riusciremo ad avere il reshoring è di vitale importanza e qui vedo problemi per l’Italia». Sottolinea, dunque, l’ex leader dell’Ulivo: «Noi siamo ancora i secondi produttori in Europa, anche e la Francia si avvicina, ma se continuiamo a perdere il ritmo, come negli ultimi anni, diventiamo terzi tra poco e non possiamo permettercelo». Il Professore la vede nera. Ma nella lezione non fa nessuna autocritica. Eppure tra gli architetti di questa Europa, così come è stata costruita, c’è anche lui.

 

 

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