Ponte sullo Stretto, torna il partito di sinistra del “no” a tutto. L’ambientalista Mario Tozzi: “Sarà un cimitero”

13 Mag 2021 14:50 - di Marta Lima

Il pessimismo, si sa, non alberga nei cuori degli ambientalisti italiani, gli unici al mondo nel dire no a tutto, con indiscutibile coerenza. L’ultimo anatema in ordine di tempo,per il Ponte sullo Stretto, è quello di Mario Tozzi, geologo e popolare conduttore tv, entrato a gamba tesa sul progetto di collegare Reggio Calabria con Messina, di cui si torna a parlare. Con parola tra il catastrofico e l’horror, a dispetto dei pentiti di sinistra che ora lo rilanciano come una loro idea…

Ponte sullo Stretto, l’anatema di Mario Tozzi

“Costruire il ponte sullo stretto antisismico con denaro pubblico significa scegliere di unire due cimiteri in caso di terremoto, visto che solo il 25% della popolazione di Reggio Calabria e Messina risiede in case adeguate. E non è questione di se, ma di quando”, scrive sui social Mario Tozzi, già legato all’ambientalismo italiano militante e vicino ai Verdi.

Un’opera diseducativa e costosa, secondo il geologo

“Puntuale come un incubo quando si è mangiato troppo e male, anche sotto questo governo si ripropone il ponte sullo stretto di Messina…”, scrive Tozzi (nella foto in alto alla Costituente verde con l’attore Giobbe Covatta). Che esprime critiche sia dal punto di vista dell’utilità che della pericolosità. “
“Al mondo non è mai stato costruito un ponte a campata unica più lungo di quello di Akashi (in Giappone): quello di Messina sarà lungo il doppio e ancora non si comprende bene utilizzando quali materiali. Ma piuttosto il problema è il luogo, la nostra regione di maggior rischio sismico, segnata da una lunga e profonda spaccatura che passa proprio sotto il futuro ponte… nel caso di un terremoto tremendo come quello del 1908 (che arriverà, è solo questione di quando), finirebbe per unire due cimiteri, in quanto le province di Reggio e di Messina hanno solo il 25% di costruzioni antisismiche”, è la previsione di Mario Tozzi.

Frane, dissesti e sperpero di soldi al sud

Non bastassero i terremoti, Mario Tozzi denuncia anche il pericolo di frane, in particolare gli scivolamenti gravitativo. “Grandi superfici di distacco che possono arrivare fino a chilometri di profondità e minacciare qualsiasi opera e che sono ben noti sul versante calabrese”. Poi arriva la parte economica, su cui l’ambientalista di sinistra (che nel frattempo si è pentita) si scatena: “Ma a chi gioverebbe il ponte? Certamente poco a quei messinesi e reggini che si spostano ogni giorno. Non è che il ponte nasce nel centro di Reggio e finisce nel centro di Messina: gli imbocchi saranno a Cannitello e a Ganzirri, così che, chi prima ci metteva 30’, domani ci metterà il doppio, dovendo prendere un’auto che prima non usava, uscire dalla sua città, attraversare e rientrare poi nell’altra, cercando pure parcheggio. Il ponte finirebbe per aumentare il traffico su gomma…Infine l’incancellabile sfregio al paesaggio meraviglioso dello stretto, al mito di Scilla e Cariddi, al parco letterario, alla natura. Come facciamo a essere così arroganti da imporre a figli e nipoti un’opera che potrebbero rifiutare”.
Domande che da anni arrivano da sinistra ogni qual volta si prova a mettere mano a un qualsiasi progetto di sviluppo, chissà perché.

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