M5S in frantumi, il consigliere De Vito dice addio con sdegno. E molla la Raggi senza maggioranza

lunedì 24 Maggio 20:02 - di Chiara Volpi
De Vito addio M5S

Il M5S sempre più in frantumi, perde un altro pezzo: Marcello De Vito presidente dell’assemblea capitolina, lascia il Movimento. E, contemporaneamente, molla anche Virginia Raggi senza maggioranza. Tutto con un annuncio su Facebook in cui il grillino uscente elenca tutte le scelte, a suo avviso sbagliate, compiute dai pentastellati. Tutti i punti di non convergenza che hanno motivato anche il suo esodo. Punti chiave che vanno dal tanto strombazzato «mai con il Pd» culminato negli inciuci per la nascita del governo giallorosso insieme ai dem. Dalla mancata sostituzione del capo politico Di Maio, allo smantellamento del divieto di alleanze. Fino alla cancellazione imposta dall’alto del vincolo dei due mandati. Per finire con la battaglia in corso tra Conte e Casaleggio su Russeau. Insomma, De Vito non perdona agli ex colleghi: l’abbandono progressivo e definitivo dei principi cardine su cui era nato il Movimento 5 Stelle riguardo alla partecipazione degli iscritti.

De Vito, addio al M5S: «Il mio percorso finisce qui»

E allora: «Il mio percorso nel M5S finisce qui», annuncia il consigliere capitolino in quota 5S. Poi prosegue: «Dopo 9 lunghi anni. Intensi. Importanti, decido di uscirne. Il motivo è che non avverto più alcun senso di appartenenza. Non riesco più a dire alle persone “Noi del Movimento 5 Stelle…”. E questo per me è difficile da superare, impossibile direi. È il risultato delle tante “capriole ideologiche” degli ultimi due anni», denuncia amaramente De Vito nel suo j’accuse. Un lungo post pubblicato sulla sua pagina Facebook, in cui il presidente dell’Assemblea capitolina recrimina aspramente sulle “capriole ideologiche” del Movimento. Come anticipato, dal «mai col Pd, al reggente aeterno Vito Crimi. E dallo smantellamento di due totem, come il divieto di alleanze ed il vincolo dei due mandati, alla battaglia tra Conte e Casaleggio/Rousseau».

Il j’accuse di De Vito in un lungo post: Dal “mai col Pd” alla battaglia tra Conte e Casaleggio

Un cahier de doleances che si riverbera su un movimento al lumicino. Ostaggio di polemiche e abbandoni. Vittima del dispotismo di reggenti che ormai in pochi continuano a seguire. Anzi, a furia di transfughi si alimenta di ora in ora il sospetto che ormai si è prossimi a contare più esodati e dissidenti in fuga, che coloro i quali si riconoscono nelle linee dettate da un vertice sempre più scollegato dalla base. Non a caso, per De Vito, «quello che era il movimento della partecipazione dal basso appare uno strumento in mano a pochi. Più sensibili ai sondaggi e ai loro destini personali. Che all’attuazione dei principi statutari. Mi riferisco a quel…”ormai siamo nel campo progressista” a cui rispondo: buon campo progressista a tutti voi. Mi riferisco al ben noto video di questo sedicente “Elevato”».

All’indice di De Vito nell’addio al M5S tutte le “capriole ideologiche” del Movimento

Un magma indistinto di forzature e disaccordi. Di inversioni di rotta e di brusche sterzate. Che hanno portato al naufragio il vascello corsaro a 5 stelle. Scontratosi contro l’iceberg dell’ortodossia, affogata nel solito mare di “buone intenzioni”. Tanto che il consigliere capitolino scrive: «A tutto c’è un limite. Ho preso il mio tempo e riflettuto. È una somma di cose che concorrono l’una sull’altra a far sì che, per me, sia davvero abbastanza. Come ho detto, non avverto più senso di appartenenza. Sono contento per tutti gli amici attivisti che ancora riescono ad avvertirlo. “Io ho finito qui”», chiosa De Vito.

Così De Vito lascia la Raggi senza maggioranza…

Scomodando addirittura il paragone con un classico come Charles Bronson che, alla fine di “C’era una volta il West”, diede ad intendere che era finita un’epoca: il mio percorso nel M5S è finito». Quindi, alla fine del post, De Vito anticipa: «A breve formalizzerò la mia uscita dal gruppo consiliare, come ho fatto con il MoVimento 5 Stelle, volontariamente e non da espulso». E la prima a lasciare nelle peste è Virginia Raggi. Mai menzionata nel lunghissimo post. E rimasta senza maggioranza. Tanto per rimpinguare i guai nella casa terremotata dei pentastellati

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