M5S, “fuoco amico” su Patuanelli: «Sui fondi per l’agricoltura ha penalizzato il Sud»

mercoledì 19 Maggio 19:01 - di Valerio Falerni
Patuanelli

Associazione Rousseau, ma non solo. Il M5S è un vulcano in ebollizione: più si avvicina il redde rationem elettorale, più i grillini sembrano mosche impazzite. L’ultima querelle in ordine di tempo investe direttamente il governo e vede travolto il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli, finito ieri sul banco degli imputati nel corso di una riunione on line con circa 60 parlamentari. Ad accusarlo, gli eletti del Sud – soprattutto campani, siciliani e calabresi – a dir poco infuriati dal riparto regionale dei fondi Fesr. Un confronto burrascoso, al termine del quale Patuanelli – secondo l’Adnkronos – è arrivato addirittura a minacciare le dimissioni.

Patuanelli: «Non escludo di dimettermi»

In effetti i colleghi non sono stati teneri nei suoi confronti. C’è chi ha parlato di «scippo» ai danni del Mezzogiorno, chi ha rimarcato l’apporto sudista alle fortune elettorali del MoVimento, chi ha invocato la conferenza Stato-Regioni. E chi, infine, ha ricordato a Patuanelli che la «fiducia si dà ma si può anche togliere…». Bersagliato dal fuoco amico, il ministro triestino ha provato a difendere le sue scelte, finendo però per avvitarsi attorno a numeri, criteri e annualità. Infatti, non ha convinto nessuno. Ragione per cui, a tarda sera, ha preso il cellulare e in una chat con alcuni colleghi senatori ha paventato l’addio al governo. «Confido nel buon senso del ministro Patuanelli perché pensi bene alle scelte da fare», è il consiglio-avvertimento lanciato da Giancarlo Cancelleri.

A guidare la rivolta il viceministro Cancelleri

Da viceministro siciliano, tiene molto alla modifica dei criteri di riparto dei fondi Ue per l’agricoltura. «È molto grave pensare ad una decisione che ancora una volta sarebbe a discapito del Sud», dice. Ma campi, serre e trattori c’entrerebbero pochissimo nella polemica. Secondo alcune fonti parlamentari, infatti, dietro l’affondo di Cancelleri nei confronti di Patuanelli sui fondi Fesr si celerebbero anche le ruggini per la questione del ponte sullo Stretto di Messina. Il sorprendente “” all’opera da parte del viceministro ha esposto il M5S all’ennesima accusa di incoerenza. Da qui la penalizzazione della Sicilia. C’è poco da fare: il M5S è ormai più turbolento dell’Etna.

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