“Lucano gestiva un sistema clientelare sui migranti”. Chiesti 7 anni e 11 mesi per l’ex sindaco di Riace

martedì 18 Maggio 8:55 - di Carlo Marini
Mimmo Lucano

Il modello Riace non era la Disneyland dell’accoglienza, ma un business costruito sull’immigrazione clandestina, costruito da Mimmo Lucano e dai suoi complici. Questa la tesi del pubblico ministero di Locri, Michele Permunian, che ha chiesto 7 anni e 11 mesi di reclusione per l’ex sindaco di Riace.

Il politico icona della sinistra immigrazionista, esaltato persino in una fiction Rai con Beppe Fiorello, è imputato nel processo “Xenia”, nell’ambito della gestione dei progetti di accoglienza. L’ex sindaco (che non era presente in aula) è sotto processo con l’accusa, fra l’altro, di associazione a delinquere, truffa, concussione falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

“Ai migranti andavano solo le briciole”

Per la compagna di Lucano, Lemlem Tesfahun, il pm ha chiesto 4 anni e 4 mesi. L’accusa ha poi chiesto tre assoluzioni e per gli altri imputati condanne pene da un minimo di 6 mesi a un massimo 7 anni e 11 mesi. Complessivamente, la pubblica accusa ha chiesto per tutti e 27 gli imputati 70 anni di carcere. Il ministero dell’Interno ha chiesto agli imputati un risarcimento danni da 10 milioni.

“A Riace comandava Lucano. Era lui il dominus assoluto”, ha detto il pm nel corso della sua requisitoria, “la vera finalità dei progetti di accoglienza a Riace era creare determinati sistemi clientelari. Lucano ha fatto tutto questo per un tornaconto politico-elettorale e lo si evince da diverse intercettazioni. Contava voti e persone. E chi non garantiva sostegno veniva allontanato”.

“Il denaro qui è arrivato in quantità ma ai migranti sono finite le briciole”, ha detto il procuratore capo Luigi D’Alessio, che demolisce la narrazione legata “all’ideale nobile dell’accoglienza” ma al contrario “alla mala gestione che ha penalizzato proprio i migranti andando a favorire clientele con le associazioni che beneficiavano dei finanziamenti”.

L’avvocato di Lucano è l’ex sindaco di Milano Pisapia

Nella sua requisitoria il pm ha sostenuto tra l’altro che “è stata smentita la tesi difensiva che parlava di processo ‘politico'”. La difesa dell’ex sindaco di Riace, guidata da Giuliano Pisapia (ex sindaco di Milano) e Andrea Daqua gioca invece tutta la partita sul tema politico,

L’ex sindaco di Riace, per ora ha risposto con un comunicato che lo dipinge da vittima di un complotto “sovranista”. “La richiesta così alta è l’ennesima dimostrazione che Riace e il modello che avevamo realizzato fanno paura. È stato un ideale politico che vogliono distruggere. Non è un caso che comincia tutto nel 2016 quando l’area progressista apre le porte alla criminalizzazione della solidarietà in Italia e in Europa. Dopo arriva Salvini e completa l’opera. Non è nemmeno un caso che oggi a Riace l’accoglienza ancora resiste e la mission continua senza fondi pubblici e tra mille difficolta. Questa è la risposta più forte. Oggi è stata la giornata della Procura. Ma l’ultimo capitolo – conclude Lucano – si deve ancora scrivere”.

 

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