Linee guida gender nelle scuole del Lazio, il San Camillo: «Non c’entriamo». Figuraccia dell’Usr

martedì 18 Maggio 16:59 - di Sveva Ferri
gender scuole

L’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini prende nettamente le distanze dal documento sulle “Strategie di intervento e promozione del benessere dei bambini e degli adolescenti con varianza di genere“, inviato dall’Ufficio scolastico regionale del Lazio ai dirigenti scolastici di ogni ordine e grado della regione insieme all’invito a un corso di formazione online su «Le diverse sfumature dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale». Entrambi i documenti, sia le linee guida sia l’invito al webinar, portavano in testa tanto il logo della Regione quanto quello della stessa azienda ospedaliera, che ora precisa di non aver mai autorizzato l’uso del simbolo e di non aver mai diffuso alcuna linea guida. La precisazione arriva all’indomani delle polemiche suscitate dal documento, che è apparso come un vero e proprio grimaldello per introdurre l’ideologia gender nelle scuole.

Il San Camillo disconosce le linee guida gender per le scuole

«Nessuna linea guida è stata diffusa dall’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini riguardo al documento “Strategie di intervento e promozione del benessere dei bambini e degli adolescenti con varianza di genere”. Per tale ragione, l’azienda ha diffidato l’istituto Metafora – Centro Ricerca e Terapia della Famiglia, del Bambino e dell’adolescente S.r.l. (Saifip)», si legge in una nota del San Camillo Forlanini. Il comunicato prosegue precisando che «il predetto Istituto ha utilizzato, senza alcuna autorizzazione, il logo dell’Azienda, abusando di un rapporto di convenzione in corso con il San Camillo Forlanini, finalizzato al supporto psicologico di adeguamento tra identità fisica e psichica. Pertanto – conclude la nota – l’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini non è responsabile né dei contenuti, né delle modalità di diffusione di tale documento».

I documenti diffusi dall’Ufficio scolastico regionale del Lazio

Sia sui documenti, sia sul sito dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio, invece si leggeva (e nel momento in cui scriviamo si legge ancora): «Strategie di intervento e promozione del benessere dei bambini e degli adolescenti con varianza di genere: trasmissione Linee guida elaborate dal Servizio per l’Adeguamento tra Identità Fisica e Identità Psichica (SAIFIP) dell’Azienda Ospedaliera San Camillo». Il sito riporta per il fascicolo (si tratta di tre documenti: linee guida; programma del webinar per le scuole; lettera di accompagnamento dell’Usr) anche un numero di protocollo: «Prot. n.14568 del 14/05/2021».

Gli interrogativi sulla vicenda

Fatta chiarezza sul (non) ruolo del San Camillo su queste linee guida gender per le scuole, resta ora da capire come sia stato possibile che l’Usr del Lazio abbia diffuso una documentazione di quel tipo, su un argomento così delicato, incorrendo in un incidente tanto grossolano. Così, mentre ancora divampa il dibattito sulla questione di merito, si aprono interrogativi assai inquietanti sul metodo.

L’associazioni dei genitori: «Abuso gravissimo»

«Invitiamo presidi e politica a fermare questa crociata nella scuola pubblica. La regione Lazio ha scavalcato il ministero dell’Istruzione con un abuso gravissimo. Attraverso un espediente, ha ignorato l’obbligo di consenso informato degli organi collegiali e dei singoli genitori su tematiche sensibili come quelle di genere. Quanto accaduto è la prova che se passasse il Ddl Zan queste iniziative sarebbero imposte in tutte le scuole d’Italia», ha commentato Chiara Iannarelli, vicepresidente dell’Associazione Articolo 26, parte dei Forum regionale (Lazio) e nazionale, Forags e Fonacs, delle associazioni dei genitori nella scuola. «L’Usr Lazio ha usato la scuola pubblica che dovrebbe essere pluralista, laica ed inclusiva come terreno ideologico di parte», ha aggiunto Iannarelli, chiedendo che «siano fermati nel Lazio e in tutta Italia progetti portati avanti da associazioni di parte come quelle Lgbt» e che «si fermi ddl Zan».

 

 

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