La disfatta del Pd a Roma: si inchina alla Raggi, la sindaca più incompetente e pasticciona d’Italia

lunedì 10 Maggio 9:46 - di Francesco Severini

Alla fine ha vinto lei, Virginia Raggi. Altro che “oca del Campidoglio” (copyright Libero). Altro che “bambolina imbambolata” (copyright De Luca). Virginia ha umiliato in un colpo solo Nicola Zingaretti e il nuovo leader 5Stelle Giuseppe Conte, costretto a siglare un comunicato in cui afferma che è lei l’ottimo candidato dei 5Stelle. E così Virginia Raggi ha svelato quanto sia scarsa la loro leadership, fiaccata da un personaggio indigesto ai romani e collezionista di gaffe storiche (ultima: la pista ciclabile di asfalto lungo i muraglioni del Tevere).

Zingaretti umiliato dai 5Stelle, Conte si piega alla Raggi

Per il Pd è una disfatta. A Roma Zingaretti non si candida a sindaco e torna in pista l’ex ministro Gualtieri. Un suicidio, come ha commentato sarcastico Carlo Calenda. “Ieri – afferma Calenda – è successa una cosa veramente strana. Da sette mesi giro la città e faccio proposte. Il Pd dice ‘vedrete la Raggi si ritirerà, verrà condannata, confluiremo su Zingaretti’. Poi alla fine la Raggi non si è ritirata, Conte l’appoggia e Zingaretti non è in grado di candidarsi. E’ il fallimento di una linea politica. Insomma stiamo sempre dietro ai 5Stelle”.

La minaccia dei grillini capeggiati da Roberta Lombardi: o Raggi o salta la giunta del Lazio

Il Pd, sotto il ricatto 5Stelle, ha dovuto fare marcia indietro su Zingaretti e ripiegare su Gualtieri. Altrimenti, hanno minacciato i grillini in Regione Lazio, capeggiati da Roberta Lombardi, sarebbe saltata la giunta rosso-gialla. Eppure, pochi giorni prima Giuseppe Conte aveva detto sì a Zingaretti candidato sindaco nella Capitale e sembrava tutto pronto per far decollare in grande stile l’alleanza Pd-M5S a Roma, città-vetrina e laboratorio politico d’eccezione. Invece tutto è andato in frantumi e non dinanzi a un sindaco uscente amato dai romani. Anzi, dinanzi a una sindaca tra le peggiori d’Italia. E di sicuro la peggiore che abbia mai conquistato lo scranno più alto del Campidoglio.

Saranno contenti gli elettori dem di Roma…

E gli interessi di Roma dove sono finiti? Qualcuno ha pensato alla rabbia degli elettori romani del Pd, il cui destino è sacrificato sull’altare della ragion di Stato? Il Pd ha sostituito Zingaretti con Enrico Letta confidando in una linea che non fosse più di subalternità ai Cinquestelle e si ritrova con una linea che è di totale sudditanza ai desiderata dei grillini, anzi della grillina Raggi. E con Goffredo Bettini che continua a fare il suggeritore di Giuseppe Conte, leader dimezzato per la lite con Casaleggio e non in grado di imporre la sua volontà nella sfida amministrativa più importante, quella di Roma.

Una Caporetto per la sinistra e per i piani di Giuseppe Conte

Una Caporetto su tutti i fronti, quello romano e quello delle altre città in cui si andrà alle urne. Perché sarà difficile gestire un’alleanza Pd-M5S quando a Roma la campagna elettorale dovrà per forza essere centrata sulla sottolineatura dei guasti dell’era Raggi? Un vero rompicapo per Enrico Letta e per Giuseppe Conte. Non a caso i sondaggi danno già vincente il centrodestra sia a Roma che a Milano passando per Torino, dove il candidato c’è già, l’imprenditore Paolo Damilano, alla guida della griffe del Barolo.

 

 

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