Il Pd processa Letta: su Roma autogol pazzesco, guai a usare i guanti di velluto con la Raggi

mercoledì 12 Maggio 12:05 - di Adele Sirocchi
Letta

Doveva essere una marcia trionfale ma Enrico Letta ha già fatto il suo primo scivolone. Ed è stata una caduta rovinosa. Mezzo Pd è in rivolta, infatti, per come è stata gestito il dossier sindaco di Roma. Escono allo scoperto tutti quelli che non hanno mai digerito la linea dell’alleanza a tutti i costi con il M5s. Per Repubblica se non è in corso un processo al segretario poco ci manca. I parlamentari dem ce l’hanno con “Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, «il gatto e la volpe» hanno preso a chiamarli: sono loro ad aver strappato la tela tessuta con pazienza da Letta; loro ad aver obbligato Zingaretti a rinunciare, rafforzando Virginia Raggi a scapito del centrosinistra, che ora parte indebolito con Roberto Gualtieri“.

Nel Pd accuse a Letta per la gestione del dossier sindaco di Roma

“A Roma – incalza Matteo Orfini – era ovvio fin dall’inizio che i grillini non avrebbero mollato la sindaca uscente e mai avrebbero dato via libera al governatore del Lazio. Abbiamo prodotto un meccanismo surreale per cui è apparso che noi aspettassimo l’autorizzazione dei 5S per scegliere il nostro candidato”. “Letta non può far finta che nulla sia successo –  insistono in tanti – Ha preso uno schiaffo, deve restituirlo. E non insegua la bislacca teoria di Boccia sulle intese al ballottaggio, peraltro smentita a Torino”. “Qui Raggi è stata un disastro e va detto – attacca Marianna Madia – Gualtieri non ci provasse nemmeno a usare i guanti bianchi sperando di garantirsi l’appoggio dei grillini al secondo turno”.

Letta: a Roma Gualtieri è un peso massimo, nessuna paura

Il segretario però commenta con una certa beffarda baldanza quanto avvenuto a Roma e al Messaggero dichiara di avere pensato anche lui a candidarsi come sindaco della Capitale. “Ci avevo riflettuto anche io, che sono romano di adozione. Volevamo dare un segnale di discontinuità rispetto all’amministrazione attuale, poi ho pensato che se uno deve fare il sindaco deve farlo nella sua città natale, e io sono pisano. Governare Roma a noi non fa paura”. “Credo – aggiunge Letta – che il fatto che su Roma si sia ragionato su due pesi massimi come Gualtieri e Zingaretti -aggiunge il leader Dem- denoti l’attenzione massima del Pd per la Capitale. Che io ricordi, mai prima d’ora un ex ministro dell’Economia che aveva ricoperto incarichi di prestigio anche in Europa, si era candidato a sindaco di Roma. Quindi nessuna paura: ci sarà una sfida di carattere nazionale, di grande importanza e molto più impegnativa di quella del 2016. E questa è una buona notizia per la città”.

Salta l’intesa Pd-M5S anche a Torino

Enrico Letta continua a dire in tv che la rottura con il M5S a Roma non pregiudica l’alleanza ma salta l’intesa anche a Torino dove, assicura Chiara Appendino, il M5S non appoggerà il candidato Pd – scelto con primarie di coalizione – al ballottaggio. Appendino sottolinea che non solo ”il Movimento 5 Stelle potrebbe arrivare ad avere il sindaco di Torino prima del Pd” ma anche  che ”l’unico scenario che mi sento di escludere al 100% è che M5S appoggi il Pd al ballottaggio, i matrimoni combinati non funzionano, o si costruisce un progetto politico prima, in cui tutti credono, che crea coinvolgimento, oppure non funzionano certamente in dieci giorni tra primo e secondo turno”.

 

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