Feltri si scatena su Davigo: “Gli diedi del secchione, mi querelò. Oggi però mi viene da difenderlo…”

lunedì 10 Maggio 16:59 - di Lucio Meo

E’ un Vittorio Feltri amaro e caustico sulla magistratura quello che stamattina, sulle colonne di “Libero”, analizza la fase caotica e “scandalosa” che coinvolge le toghe italiane alla luce delle ultime vicende che hanno coinvolto anche Piercamillo Davigo. “Siamo nella più totale confusione”, sentenzia Feltri, che poi parla di Davigo con il quale, negli anni scorsi, si è trovato più volte ad avere a che fare.

Feltri e Davigo, un lungo e difficile rapporto

“Davigo – scrive Feltri – è accusato forse ingiustamente di aver combinato un casino. Vedremo quando verrà fatta luce. Devo ammettere che, nonostante tutto, a me questo ex pm è simpatico.  Uno che ha detto con enfasi che non esistono innocenti ma soltanto colpevoli che l’hanno fatta franca è un battutista di talento. Davigo stesso d’altronde l’ha fatta franca, tanto è vero che i suoi colleghi hanno dovuto aspettare che egli andasse in pensione per attaccarlo per una questione che a me pare, forse per sbaglio, di lana caprina. Piercamillo ha lavorato una vita alla procura di Milano dimostrando di essere rigoroso, forse troppo, ma senza mai ricevere una critica. Adesso che ha conquistato il meritato riposo gli rompono le scatole. Strano. Mi viene voglia di difenderlo benché lui negli anni Novanta ebbe a querelarmi. Spiego il motivo. In un articolo sul Giornale, già di Montanelli, avevo scritto che Davigo era sempre stato il primo della classe, fin da piccolo”.

Il primo della classe che il giudice prese per un’offesa

Secondo Feltri, Davigo era bravo ma troppo individualista, “non faceva copiare, come usano fare quasi tutti i secchioni”, scrisse il giornalista. “Il mio era un brano scherzoso per quanto non molto distante dalla verità. Ebbene, il magistrato invece di fare una risata pensò bene di denunciarmi quasi gli avessi dato del malandrino. Si va ovviamente a processo per diffamazione e sorprendentemente vengo condannato. Non ricordo la pena se non che fu pecuniaria. Rimasi di stucco, ma già allora sapevo che le cause intentate dalle toghe nei confronti dei giornalisti finivano immancabilmente allo stesso modo: sentenza favorevole ai colleghi dei giudici. Già questo assioma dovrebbe indurre alla riflessione, però sorvoliamo”.

La querela di Ilda Boccassini

Poi Feltri beccò una querela anche da Ilda Boccassini per aver detto che le faceva così paura che avrebbe avuto timore perfino di entrare con lei in ascensore. “Una battutaccia che non aveva nulla di offensivo. Ciononostante ella mi querelò. Il processo di lì a un paio di anni si celebrò a Brescia e naturalmente fui punito: altri soldi prelevati dalle mie tasche. Niente di clamoroso, per carità, mi potevo e mi posso permettere di foraggiare pure le toghe. Eppure ammetto di essermi scocciato poiché ho afferrato che la Giustizia non è una faccenda seria e conviene, ove ci sia l’opportunità, scansarla allo scopo di evitare grane comunque fastidiose…”.

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