Palamara difende il pm Storari: prassi costante confrontarsi con i colleghi. Ma Davigo…

lunedì 10 Maggio 12:26 - di Paolo Lami

L’ex-presidente dell’Anm, Luca Palamara ed ex-componente del Csm, che lo ha radiato dalla magistratura, prende posizione nello scontro che sta dilaniando, in questi giorni, la corporazione delle toghe divise fra innocentisti e colpevolisti sui verbali dell’avvocato Pietro Amara consegnati in un incontro segreto a Milano,  sotto forma di appunti word – dunque non in originale – dal pm milanese Paolo Storari all’allora membro di palazzo dei Marescialli, Piercamillo Davigo.

Proprio oggi si incontrano i capi delle Procure di Roma e di Brescia per dirimere la questione delle competenze e decidere quale delle due è titolata a indagare sulla vicenda: se Brescia che, in effetti, ha la competenza territoriale sui magistrati milanesi o Roma che ha già in corso un’inchiesta sulla segretaria di Davigo al Csm, Marcella Contraffatto, accusata di aver fatto arrivare i verbali di Amara sulla presunta “Loggia Ungheria” alle redazioni di Repubblica, del Fatto Quotidiano e al consigliere del Csm, Nino Di Matteo. Che ha denunciato la vicenda è, in particolare, il tentativo di Pietro Amara di infangare un altro membro del Csm, Sebastiano Ardita.

In discussione, aldilà dei contenuti dei verbali, c’è il gesto di Storari. Che ha messo Davigo a conoscenza di una vicenda interna alla Procura di Milano lamentando l’inerzia del suo capo, quel Francesco Greco ex-amico ed ex-collega nel pool Mani Pulite dello stesso Davigo.

Le questioni sul tappeto sono due: da un lato, se Storari potesse rivelare a Davigo la vicenda, perdipiú in maniera informale, senza passare attraverso  canali istituzionali, dall’altro se potesse o meno consegnargli la documentazione, sia pure non in originale.

“Io inviterei a guardare alla sostanza di quanto è accaduto, più che alla forma – suggerisce Palamara intervistato dal Giornale. – Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la vita quotidiana di una Procura sa che è prassi costante che un sostituto, soprattutto nei frangenti più delicati, senta il bisogno di trovare un momento di conforto e di condivisione da parte di colleghi che ritiene più preparati e che considera un punto di riferimento. È questo che credo sia avvenuto tra Storari e Davigo“.

La Prima commissione del Csm, continua Palamara, “è competente su tutte le problematiche interne agli uffici giudiziari: quando a un pm viene tolta una inchiesta, o anche quando, come in questo caso è innegabile, ci sono contrasti interni“.

Per l’ex-magistrato della Capitale“ci sono colleghi che a un certo punto di una indagine sentono la necessità di confrontarsi, soprattutto se sono fortemente convinti di essere dalla parte della verità. Storari lo ha fatto con un collega non solo più esperto ma che ricopriva un ruolo istituzionale”.

Le Procure, rivela Palamara, “in genere pensano che il Csm sia un colabrodo e si tengono strette le notizie fin quando possono. Nel mio caso, tra la mia iscrizione nel registro degli indagati e la comunicazione al Consiglio sono passati sei mesi“.

Ma quando viene chiesto a Palamara di esprimersi su Piercamillo Davigo, l’ex-pm capitolino replica “non parlo perché non so ancora cosa abbia fatto di quei verbali“.

Fra i due c’è più di una ruggine. Davigo ha avvicendato Palamara come presidente dell’Anm dopo che il primo aveva chiesto inutilmente una Commissione d’inchiesta sulle nomine fatte dal Csm. Non solo.

Davigo era componente della sezione disciplinare del Csm che ha giudicato Palamara disponendone la radiazione dalla magistratura. E la difesa di Palamara ha cercato di ricusare Davigo chiamandolo a testimoniare.

Davigo, dal canto suo, ha querelato Palamara per quelle che ritiene “insinuazioni” scritte dall’ex-pm capitolino nel suo libro-intervista con Alessandro Sallusti.

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