Caso Amara, su loggia Ungheria indagano Roma, Perugia e Brescia. Giallo su Ermini e Mattarella

lunedì 3 Maggio 16:43 - di Paolo Lami

I verbali di Piero Amara, l’ex-avvocato esterno di Eni, sulla presunta esistenza di una cosiddetta “loggia Ungheria” – della quale farebbero parte magistrati, politici e alti esponenti delle istituzioni – sarebbero stati trasmessi alla Procura di Perugia solo nel gennaio scorso, ossia un anno dopo le rivelazioni fatte tra la fine del 2019 e i primi mesi del 2020 davanti ai pm milanesi Laura Pedio e Paolo Storari. E quanto si apprende in ambienti giudiziari.

Un ritardo che confermerebbe l’immobilismo dell’inchiesta denunciato da Storari, il quale ha consegnato i verbali all’allora componente del Csm Piercamillo Davigo per tutelarsi.

Il pm milanese ora rischia di essere accusato di aver violato il segreto, con possibili conseguenze sul piano disciplinare.

Sta di fatto che il pm di Milano Paolo Storari avrebbe inviato diverse mail, oltre una decina, ai vertici dell’ufficio per chiedere di indagare sulle dichiarazioni dell’avvocato Piero Amara sulla presunta loggia Ungheria.

Il magistrato avrebbe scritto al procuratore Francesco Greco, ma, con il passare del tempo e l’immobilismo in Procura avrebbe consegnato i verbali all’allora consigliere Csm Piercamillo Davigo affinché ne mettesse a conoscenza il comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli, ma senza fare una lettera ‘formale’ di trasmissione.

“Preferisco non parlarne, è una storia che mi rattrista. C’è una vicenda ben precisa e poi ci sono tante narrazioni, tanti storytelling“, dice il procuratore capo di Milano Francesco Greco intervenendo sulla vicenda.

Davigo, interpellato dal Fatto Quotidiano, dice di aver avvisato “chi di dovere”. Il vicepresidente del Csm, l’ex-parlamentare renziano Davide Ermini? O, addirittura, il presidente del Csm, cioè Mattarella? Mattarella, dunque, sa della vicenda? E cosa ha detto al riguardo?

In discussione è ora anche il ruolo di Amara. Che si offre come pentito di un sistema dopo essere stato arrestato con accuse gravissime. E che ha gettato il fango addosso a persone specchiatissime come il magistrato Sebastiano Ardita.

“Tutte le volte in cui Amara è stato sentito per avere formulato delle accuse è sempre stato ritenuto attendibile, lo dimostrano, ad esempio, numerosi procedimenti a Roma, e a Messina”, dice all’Adnkronos l’avvocato Salvino Mondello difensore di Piero Amara.

I verbali secretati degli interrogatori resi ai magistrati milanesi nel dicembre 2019 in cui si parlava anche della presunta loggia massonica denominata ‘Ungheria’, sono arrivati ad ottobre 2020 ad alcune testate giornalistiche fra cui Repubblica è Il Fatto Quotidiano. In questo contesto è stata perquisita l’abitazione della segretaria dell’ufficio di Davigo al Csm, Marcella Contraffatto. E sarebbero state trovate copie di quei verbali.

L’impiegata ha fatto ricorso al Tribunale del Riesame sul materiale sequestrato nel corso delle perquisizioni disposte dai pm della Procura di Roma . E l’udienza è stata fissata per il 6 maggio.

La donna, impiegata al Csm ora sospesa dalle funzioni, difesa dall’avvocato Alessia Angelini, è indagata per calunnia dai pm capitolini nell’ambito dell’inchiesta sulla diffusione di verbali secretati degli interrogatori resi da Amara.

Amara “è sempre stato ritenuto attendibile: che si affermi il contrario è solo un tentativo interessato per screditarlo – aggiunge il penalista dell’ex-legale Eni – Noi stiamo ai risultati giudiziari arrivati dopo le sue dichiarazioni”.

Sui contenuti dei verbali e sulla loro diffusione sono al lavoro i magistrati della Procura di Roma e di quella di Perugia. Oltre alla Procura di Milano.

Sono tre le persone già iscritte a Milano, ormai un anno fa, per la presunta loggia Ungheria.

Come riportato dal Corriere della Sera e confermato da fonti della procura milanese, nel maggio 2020 sono stati iscritti per associazione segreta l’avvocato Piero Amara e un suo collaboratore.

Ora da quanto si apprende dagli stessi ambienti giudiziari ci sarebbe anche un terzo indagato, un altro collaboratore all’epoca dei fatti dell’avvocato esterno dell’Eni al centro di più indagini della Procura.

Il fascicolo sulla presunta loggia è stato poi trasmesso mesi fa alla Procura di Perugia.

“Le verifiche sull’esistenza o meno e in quali forme di un’associazione segreta spettano ai magistrati, noi restiamo a disposizione per chi vorrà sentirci”, sottolinea il legale di Amara.

E poiché si parla di possibili reati compiuti dai magistrati milanesi – cioè la trasmissione dei verbali di Amara da parte di Storari a Davigo – si muove anche la Procura di Brescia, competente territorialmente.

“Siamo all’inizio dell’inizio. Sto acquisendo notizie e informazioni, formalmente il fascicolo conoscitivo non ancora aperto, è questioni di giorni”, ammette, parlando con l’Adnkronos, il procuratore capo di Brescia, Francesco Prete.

In particolare Brescia indaga proprio su quanto accaduto nella Procura milanese guidata da Francesco Grecoex-pm di Mani Pulite come Davigo – dove il pm Paolo Storari si è rivolto all’allora componente del Csm Piercamillo Davigo per denunciare l’immobilismo rispetto alle dichiarazioni rese da Amara, ex avvocato esterno di Eni, anche sulla presunta loggia Ungheria.

Ancora presto capire se in Procura a Brescia verranno sentiti i protagonisti milanesi di questo caso. “Devo capire che direzione prenderanno le cose”, conclude il procuratore Prete. Certo non è il momento migliore per la magistratura ancora alla prese con il caso Palamara.

“Lo scandalo che investe il Csm e larghi settori della magistratura non può rimanere privo di seguito. È urgente approvare una Commissione d’inchiesta da parte del Parlamento, perché le vicende che stanno screditando la magistratura sono troppo numerose e troppo gravi per essere ignorate – dice Maurizio Gasparri. – Chi sa parli. Non sono chiare le posizioni di troppi protagonisti di questa vicenda. Davigo a chi ha consegnato il materiale e con chi ha parlato? I massimi vertici delle istituzioni, ai quali l’Italia guarda con fiducia anche per le funzioni costituzionali che rivestono, devono dire una parola di chiarezza e di verità. Davigo ha parlato con il Quirinale? E Greco con chi ha parlato?”.

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