Federico Vespa (figlio di Bruno) rivela la sua lotta contro la depressione: “L’alcol costa meno dell’analista”

lunedì 10 Maggio 18:14 - di Redazione
federico vespa

Per Federico Vespa, classe 1979, la vita sembra in discesa: il padre è un celebre giornalista, la madre un importante magistrato. Cresce nella Roma bene, Federico, ma ha una sensibilità particolare. Vive con disagio l’euforia spensierata degli anni ’80 e ’90: a ben guardare, non è tanto meglio del fervore e della violenza degli Anni di Piombo.

Federico Vespa si racconta nel suo “L’anima del maiale” 

«Puoi avere la migliore famiglia del mondo, ma se non sei centrato e interiormente risolto a poco serve», dice in un’intervista a Libero.

“L’anima del maiale” (edizioni Piemme) è un autoritratto senza reticenze e senza imbarazzi, sul cui sfondo possiamo leggere il paradossale disagio di una generazione intera, ingannata proprio da quei privilegi che avrebbero dovuto renderla felice. Non c’è una morale, nella storia personale di Federico Vespa. O forse c’è: a volte il disincanto e la chiusura in se stessi sono l’unico antidoto a una società vuota e isterica, che ha perso ogni punto di riferimento.

Mentre l’Italia cambia, declina e implode, Federico scopre i tormenti e le incostanze dell’amore, muove qualche passo in politica, segue il calcio con trasporto, inizia con buon successo la carriera di giornalista radiofonico. Ma c’è un buco nero, un nodo in gola, un senso di vuoto. Il male oscuro della depressione. I farmaci. Le incomprensioni con la famiglia. La sensazione che niente conti davvero, che niente possa distoglierlo dal suo torpore affettivo. L’appuntamento fisso con il bourbon, perché il demone dell’alcol «costa meno dell’analista».

E al quotidiano Libero «Quando ho riaffrontato con la memoria i momenti della depressione. Scrivevo di sera, mi accompagnavo anche con un bicchiere di whisky per cercare di allentare la tensione nell’ affrontare qualche passaggio, e a volte stavo male perché mi saliva il ricordo di quel periodo faticosissimo della mia vita». Sul caso Palamara, il figlio di Augusta Iannini, svela a Libero. «Posso dire che, da figlio di un magistrato, queste cose le sapevo già vent’ anni fa. A Palamara va il merito di aver aperto un vaso di Pandora che, se gestito bene, non potrà che determinare cambiamenti positivi».

 

 

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