Borsellino, l’agente sopravvissuto: Michele Santoro e il suo pentito hanno macchiato il nostro operato

martedì 25 Maggio 18:57 - di Paolo Lami
BORSELLINO, SORELLA-DEL-MAGISTRATO UCCISO A VIA D'AMELIO-CON-LAGENTE-SOPRAVVISSUTO-ANTONIO-VULLO

E’ durissimo con Michele Santoro l’unico agente di scorta di Paolo Borsellino sopravvissuto nell’attentato di via D’Amelio, il poliziotto Antonio Vullo. Che, ascoltato oggi in Commissione antimafia all’Assemblea Regionale Siciliana, parlando delle ultime dichiarazioni del sedicente pentito Maurizio Avola glorificato dal giornalista nel suo ultimo libro dal titolo “Niente altro che la verità“, accusa, senza mezzi termini, l’ex-conduttore televisivo di aver macchiato l’operato degli agenti di scorta di Borsellino, cinque dei quali – Agostino Catalano, Emanuela Loi, Walter Eddie Cosina, Walter Li Muli e Claudio Traina – restarono uccisi, quel 19 luglio 1992, assieme al magistrato nell’esplosione dell’autobomba piazzata da Cosa Nostra.

“Quello che mi ha ferito più di tutto in questa storia dell’ex-collaboratore Maurizio Avola è come è stato presentato questo libro di Santoro, come se fosse tutta verità, senza avere una logica. Invece ci sono ancora indagini in corso. Anche perché Santoro è una persona capace, ma ha presentato Avola come se fosse la verità e ha macchiato anche il nostro operato”, ha detto amareggiato Antonio Vullo davanti alla Commissione regionale all’Ars.

“Noi abbiamo fatto da scudo al giudice Borsellino – ha ricordato Vullo. – E lo abbiamo fatto con dedizione e paura, lo abbiamo fatto con il cuore, perché il dottore Borsellino meritava di essere protetto in modo adeguato. Invece, fin da subito abbiamo visto che era solo e anche noi eravamo soli“.

“Si stanno avvicinando alcune sentenze e quando si sta per arrivare a un punto per scoprire un po’ di più la verità, si torna indietro. Si fa di tutto per allungare i tempi…” – ha insistito l’agente sopravvissuto miracolosamente a via D’Amelio parlando delle ultime dichiarazioni di Maurizio Avola.  – Tutte quelle persone che c’erano 30 anni fa, ancora le vediamo in giro, speriamo che si arrivi a un punto ben definito, abbiamo bisogno di sapere la verità“.

Vullo smentisce anche l’ex-collaboratore Avola le cui dichiarazioni sono state, invece, valorizzate da Santoro nel suo libro.
Lo sportello dell’auto blindata di Paolo Borsellino “era chiuso”, ha ribadito ancora una volta, come già aveva fatto in una recente intervista rilasciata all’Adnkronos, smentendo ancora una volta l’ex collaboratore di giustizia Maurizio Avola.

L’ex-agente di scorta di Paolo Borsellino, unico sopravvissuto a via D’Amelio, è stato convocato oggi dal presidente della Commissione Antimafia, Claudio Fava in seguito all’intervista di ieri in cui Vullo aveva spiegato che quanto raccontato dall’ex-collaboratore Avola, portato in palmo di mano da Michele Santoro, era falso.

“Lo sportello dell’auto del giudice Borsellino era chiuso – ha riaffermato Vullo. – L’unico sportello aperto era il mio, anche l’altra auto di scorta aveva lo sportello chiuso, il collega Walter Cosina era appoggiato sull’auto“.

“Il giudice ha schiacciato il citofono esterno, una prima volta, il portone era chiuso, e i miei colleghi sono rimasti con il giudice al centro – racconta ancora Vullo. – Lui (Borsellino, ndr) si è acceso la sigaretta e poi gli agenti si sono diretti con lui verso il cortile”.
Vullo smentisce anche di avere visto un uomo in divisa, come invece ha sostenuto Avola, nel libro di Michele Santoro. “Non abbiamo visto nessun altro poliziotto o uomo in divisa“, ha ribattuto Vullo.

Per l’ex-agente sopravvissuto non c’è dubbio: “Il giudice Borsellino è stato lasciato solo“, denuncia di fronte ai commissari Antimafia dell’Ars.
“Quel giorno, il 19 luglio 1992, andammo a prendere il dottore in via Cilea, dove abitava. Io non ci ero mai stato e immaginavo di trovare un bunker, invece non è stato così. Tutti sapevano che dopo Falcone toccava a Borsellino…”, ha detto ancora Vullo.

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