Borsellino quater, de profundis della Giustizia. Il Pg cerca «contributi di qualche pentito»

martedì 17 settembre 14:55 - di Redazione
Via D'Amelio devastata dall'esplosione dell'autobomba che ha ucciso Paolo Borsellino e la sua scorta

Nel corso della requisitoria nel processo Borsellino quater, per il quale sono imputati i boss palermitani Salvatore Madonia e Vittorio Tutino e i tre ex-pentiti Calogero Pulci, Francesco Andriotta e Vincenzo Scarantino, il Procuratore generale di Caltanissetta, Lia Sava, lancia un appello auspicando «il contributo di qualche “pentito” e di qualche irriducibile di Cosa nostra o di altre organizzazioni criminali di stampo mafioso» che “finalmente avvertano oltre che l’obbligo giuridico anche l’imperativo morale di riferire in merito agli spaventevoli buchi neri della strage di via D’Amelio» per «raggiungere la verità piena sulla vicenda, verità non raggiunta, finora, proprio a causa di un pentito depistatore, Vincenzo Scarantino, al quale i magistrati hanno voluto credere fino in fondo.
E’ il de profundis della Giustizia, dunque, costretta a questuare il contributo di un pentito qualsiasi dopo essere andata per anni dietro le farneticazioni di un altro pentito.
In primo grado Madonia e Tutino vennero condannati all’ergastolo, mentre Andriotta e Pulci a dieci anni di reclusione per calunnia, reato prescritto per Scarantino.
Lia Sava ha già fatto sapere che, alla fine della requisitoria, chiederà la conferma delle condanne di primo grado.

«Questo ufficio – ha detto il Procuratore generale di Caltanissetta chiedendo di «cercare chi ha mosso i fili del colossale depistaggio» – è fortemente convinto che la completa verità sulla strage di via D’Amelio potrà essere raggiunta solo mettendo insieme elementi che provengano da direzioni e da contesti investigativi diversificati che dovranno essere letti in chiave unitaria e supportati, si spera, da sopravvenute fonti dichiarative e dalle risultanze di ulteriori accertamenti anche di carattere tecnico scientifico».

«Tocca ai magistrati l’arduo compito di acquisire, a distanza di numerosi anni, ulteriori elementi per la ricostruzione completa della dinamica della strage di via D’Amelio che presenta, ancora oggi, punti drammaticamente irrisolti – ha detto Lia Sava – La ricerca della verità non si è mai fermata» e «lo sviluppo delle indagini sta via via delineando altre strade che, se doverosamente riscontrate, possono far individuare altri soggetti che hanno potuto contribuire alle stragi. Si tratta – ha spiegato il Procuratore Generale di Caltanissetta – di produzioni inerenti la strage di via Capaci e che sono oggetto di ulteriori approfondimenti. Questo materiale costituisce la dimostrazione che senza alcuna remora si sta cercando di battere ogni pista percorribile per far luce su alcune zone d’ombra. Il materiale sopra richiamato non incide in alcun modo sulla sentenza della quale oggi vi chiediamo conferma. Perché anche qualora si arrivasse ad individuare i soggetti esterni e allorquando sarà fatta luce sull’agenda rossa, ciò non farà venir meno le responsabilità degli uomini di Cosa nostra».

Il magistrato cita, al proposito, anche la presunta “trattativa Stato-mafia“: «Non può escludersi che, da un lato, la cosiddetta trattativa, alla quale Paolo Borsellino non poteva che opporsi fermamente, e dall’altra la concomitanti singolari vicende relative al rapporto “mafia e appalti”, possano avere contribuito, anche senza interferenze tra loro, ad indurre Salvatore Riina alla più rapida eliminazione del dottor Borsellino già compiutamente deliberativa».

Di qui un richiamo – come potrebbe mancare? – alla solita massoneria e ai soliti Servizi deviati, la foglia di fico di tutte le vicende in cui non si è riusciti ad arrivare alla verità spesso per incapacità della magistratura: «Appare significativo – dice Lia Sava nella sua requisitoria – che sia il contesto della cosiddetta trattativa che il contesto del rapporto “Mafia e appalti” possono essere ricondotti, almeno in astratto, proprio a quegli ambienti malsani (servizi segreti deviati, massoneria, imprenditori collusi a vario titoli con Cosa nostra e con altre organizzazioni di stampo mafioso) nei cui ambiti vennero svolti, secondo la dettagliata ricostruzione logica del capo mandamento di Caccamo Antonino Giuffrè, i “sondaggi” preliminari in vista dell’eliminazione dei giudici Falcone e Borsellino».

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