Riaperture, per gli esperti di Speranza a fine maggio l’Italia tornerà arancione e rossa

venerdì 23 Aprile 16:29 - di Lara Rastellino
Riaperture Speranza

Riaperture, da La Stampa arriva l’ultimo, inquietante retroscena. Secondo cui, per Speranza e il suo team, a fine maggio l’Italia tornerà arancione e rossa. E quindi, potrebbero esserci nuove chiusure all’orizzonte per la fine del prossimo mese… Del resto, nell’era Draghi il Cts è esautorato. Ormai è praticamente una certezza. L’ultima conferma, secondo un retroscena pubblicato da La Stampa, arriverebbe proprio dall’ultimo teso confronto, in materia di riaperture. E dunque, di sport e di attività all’aperto, tra il premier e il professor Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss e sempre più riservato portavoce del Cts. Lo scambio di battute, che tradisce la diversità delle posizioni in campo, è in questo senso eloquente. Dunque, sul quotidiano di Torino leggiamo: «Suvvia professore, non vorremo mica metterci a fare distinzioni tra il golf e il calcetto». Una replica che deve aver raggelato l’eserto che, solo poco prima, aveva esordito dicendo: «Sì, lo sport all’aperto poteva anche riprendere. Ma non quello di contatto, visti i focolai che si sono contati in serie A». Dove i calciatori non sono propriamente dei funghi che vivono isolati in un sottobosco ma, come sottolinea opportunamente La Stampa, «nella vita normale dopo la partita a calcio si torna in famiglia e tra i colleghi di lavoro».

Riaperture, il retroscena: Speranza e il suo team temono nuove chiusure a maggio

Ma tant’è. Il no secco che gela le argomentazioni di Brusaferro è definitivo. Ed emblematico della perdita dei autorevolezza decisionale del team di esperti, consulenti dell’esecutivo. Un ultimo atto che stravolge ruolo e potere delle competenze del conclave di esperti che, fino all’ultimo giorno del premierato di Giuseppe Conte, hanno detto legge – e Dpcm – in materia di aperture. Lockdown e tavolozza dei colori. Non per niente, del resto, tra i primi atti sanciti da Draghi all’indomani del suo insediamento a Palazzo Chigi, c’è stato proprio il restyling del Cts, ridotto a una “conventicola” di 12 esperti. Poi rimasti addirittura in 11 con le dimissioni del «matematico che le sbaglia tutte»: Giovanni Gerli. E affidati nelle sapienti mani di Brusaferro. Del direttore della prevenzione alla Salute, Gianni Rezza. Del direttore scientifico dello Spallanzani, Giuseppe Ippolito e dell’immunologo dell’Iss, Sergio Abrignani. rimasti da soli a sostenere lo stendardo del rigore. Con tutti gli altri, o quasi, portabandiera delle ragioni di chi, affidandosi all’equazione “contagi in calo e vaccinati in crescita”, si dicono favorevoli alle riaperture.

Riaperture, il retroscena sul team di Speranza e lo scontro nel Cts tra aperturisti e chiusuristi

Dunque, come scrive La Stampa: «Due schieramenti e un grande mediatore, il professor Franco Locatelli, Coordinatore del Cts e presidente del Consiglio superiore di sanità. I ben informati al ministero della Salute dicono che il premier oramai si consulti più spesso con lui che con Speranza, prima di prendere delle decisioni. Come quelle del decreto sulle riaperture seguite dal silenzio assordante degli scienziati di punta del Cts della prima ora». Peccato che, dalla fazione anti-aperturista, si sollevi in queste ore una voce che rinfocola l’allarme sulla scelta di far ripartire il Paese ora, con la fascia dei 50enni lungi dall’essere in procinto di vaccinarsi, e che hanno un più alto tasso di contagiosità. E in base all’argomentazione “climatica” – che La Stampa definisce la “teoria dei climi” – secondo cui il virus con l’arrivo del caldo attenua la sua veemenza, che non convince tutti. Almeno non fino in fondo. A partire da Crisanti, allarmato come pochi altri all’idea delle imminenti aperture, come noto. E fino a Gianni Rezza, che sulla vexata quaestio ha dichiarato: «Ho amato Montesquieu, ma l’epidemiologia è una scienza un po’ più complessa. Pochi giorni fa negli Usa a un party all’aperto si sono infettati in 40. Perché se parli da vicino con la mascherina abbassata, mentre sorseggi un drink, le probabilità di contagio non sono inferiori che in un bar al chiuso».

L’incubo di nove chiusure a fine maggio

Dunque, è proprio l’incubo di un ritorno alla movida che tanti danni ha provocato già la scorsa estate, a spingere i rigoristi del Comitato a chiedere a Speranza di non cedere sulla proroga dell’orario del coprifuoco alle 23. Culminato poi nel raggiungimento di una posizione mediana, verbalizzata dal portavoce Brusaferro che, in un impeto cerchiobottista, ha stilato un comunicato in cui si afferma che il Cts «ritiene opportuno che venga privilegiata una gradualità e progressività di allentamento delle misure di contenimento, ivi compreso l’orario d’inizio delle restrizioni del movimento». Timori esternati dallo stesso ministro Speranza. E slatentizzati definitivamente da alcuni membri del suo staff, secondo i quali: «Lunedì l’Italia sarà quasi tutta gialla ma a fine mese tornerà purtroppo arancione e rossa».

Lo scontro tra le due fazioni e il Cts in disarmo

Membri a cui tocca il ruolo di grilli parlanti, che – riferisce sempre La Stampa – sul tavolo hanno due grafici. Uno mostra l’effetto scuola sui contagi a settembre, dal più 343% della prima settimana. Al 176% di incremento solo tra il 22 e il 24 del mese». E l’altro, che spiattella nero su bianco l’effetto delle chiusure sul calo dei contagi: «Meno 9% con le misure da fascia arancione. -63,9% con il lockdown temperato delle zone rosse di quest’ anno. Meno 94,9% con quello duro della primavera scorsa. Giallo non rilevabile. Insomma, le due fazioni in campo sono schierate agli opposti, e una sintesi sembra difficile da trovare. Da un lato, ci sono gli aperturisti che parlano di «rischio è calcolato», per cui «il Paese deve ripartire». Dall’altro, sulla sponda opposta, i fautori dell’invito alla cautela, che incalzano: «Meglio riaprire un po’ più tardi che farlo prima per richiudere dopo». E qui ruolo – e potere – del Cts in disarmo potrebbero fare la differenza...

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