Recovery Plan, dibattito strozzato. Draghi si scusa: “Profondo rispetto per il Parlamento”

martedì 27 Aprile 12:36 - di Milena Desanctis
Draghi

«Indubbiamente i tempi erano ristretti ma la scadenza del 30 aprile non è mediatica, è che se si arriva prima si avranno i fondi prima». Lo ha detto Mario Draghi in replica sulle comunicazioni relative al Recovery plan da 248 miliardi tra fondi europei e risorse nazionali.

«La commissione andrà sui mercati a fare la provvista per il fondo a maggio, poi la finestra si chiuderà nell’estate. Se si consegna il piano subito si avrà accesso alla prima provvista sennò si andrà più avanti». Il premier ha aggiunto: «Ribadisco il profondo rispetto che il governo ed io abbiamo per il Parlamento: indubbiamente i tempi erano ristretti».

Draghi: «Il dialogo non è finito qui»

E poi torna ancora sull’argomento. «Mi dispiace per i tempi ristretti» ma «il dialogo non è finito qui. Il contributo che il Parlamento può dare non è solo all’inizio, tutte queste riforme saranno adottate con strumenti legislativi, ddl, leggi delega, decreti legge nei cui procedimenti il Parlamento avrà ovviamente un ruolo determinante. La collaborazione tra legislativo ed esecutivo è fondamentale ora e lo sarà ancora di più nei mesi a venire».

Per Draghi «gli enti locali sono i veri attuatori del piano. La vera sfida, non appena il piano sarà consegnato, è trovare un modo di attuazione dove amministrazioni locali e centrali sono chiamate a una mole di interventi eccezionali, trovino uno schema di governo del piano».

Draghi: «Gli enti locali sono i veri attuatori del piano»

«Questo è il vero governo del piano, non tanto quello che succede a palazzo Chigi, quali comitati si formano. Gli enti locali sono i veri attuatori del piano, cui vengono destinati quasi 90 miliardi, il 40 per cento del piano». Osserva Draghi: «Non c’è Stato contro enti locali, è il contrario. Il governo prevede anche che qualora sia necessario e gradito vi siano dei gruppi di lavoro e squadre che possano rafforzare il lavoro enti locali, quando necessario».

E comunque sul punto della governance vi sarà a breve un provvedimento ad hoc: «Il governo del piano sarà definito in un provvedimento normativo che sarà adottato a breve».

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza «permette investimenti che sarebbero stati impossibili e impensabili fino a pochi giorni fa. Tutto il piano è un investimento sul futuro e sulle nuove generazioni».

Il progetto per i giovani

«Ai giovani dobbiamo garantire welfare, casa e occupazione sicura – ha sottolineato il premier Ho parlato del piano per i giovani, le case e gli incentivi fiscali per i mutui. Il piano garantisce in maniera equa e adeguata il diritto allo studio, quasi un miliardo per gli alloggi studenteschi, mezzo miliardo per borse di studio». «C’è l’introduzione di una previsione per condizionare i progetti finanziati non solo da Pnrr» e anche di React Eu «alla nuova occupazione giovanile e femminile, una condizionalità trasversale del piano».

L’impegno sul superbonus

«L’ecobonus tira poco perché le procedure sono troppo complesse. Entro il mese maggio interveniamo con importanti semplificazioni per far sì che la gente lo possa usare». Poi il riferimento al superbonus 110%. «Molti di voi hanno chiesto garanzie relativamente al superbonus. Ribadisco che per questa misura, tra Pnrr e Fondo complementare, sono previsti oltre 18 miliardi, le stesse risorse stanziate dal precedente governo. La misura è finanziata fino alla fine del 2022, con estensione al giugno 2023 per le case popolari (Iacp). Per il futuro, il governo si impegna a inserire nel Disegno di Legge di bilancio per il 2022 una proroga dell’ecobonus per il 2023, tenendo conto dei dati relativi alla sua applicazione nel 2021».

E sul debito ha un’idea precisa. «Riteniamo che sia essenziale in questo momento concentrarci sulla crescita economica. Il governo vuole rilanciare gli investimenti e la produttività, per permetterci di raggiungere tassi di crescita molto più alti che nel recente passato. Se siamo in grado di rilanciare il potenziale di crescita della nostra economia, riusciremo anche a ridurre rapidamente il rapporto tra debito pubblico e Pil».

 La riforma del fisco

Draghi ha poi parlato della riforma del fisco. «Fa parte di quell’insieme di riforme che, sebbene non ricomprese nel perimetro delle azioni previste dal Piano, devono accompagnarne l’attuazione. La riforma fiscale è tra le azioni chiave per dare risposta alle debolezze strutturali del Paese e in tal senso è parte integrante della ripresa che si intende innescare anche grazie alle risorse europee».

E rimarca: «Per riformare il sistema fiscale è auspicabile una ampia condivisione politica. Il governo si è impegnato a presentare una legge delega entro il 31 luglio 2021. Il Parlamento sarà pienamente coinvolto e svolgerà un ruolo di primo piano attraverso l’’indagine conoscitiva sulla riforma dell’Irpef e altri aspetti del sistema tributario’ avviata dalla Commissioni parlamentari e tuttora in corso di svolgimento. Le indicazioni che proverranno dal lavoro delle Commissioni saranno adeguatamente riflesse nel testo del disegno di legge delega. È presto, pertanto, per dare risposte su quale sarà la riforma del fisco».

Draghi puntualizza. «È essenziale che il lavoro del Parlamento giunga a compimento e che vengano fornite indicazioni politiche quanto più condivise e puntuali possibili. Per realizzare in tempi certi la riforma definendone i decreti attuativi il governo, dopo l’approvazione della legge di delega, istituirà una Commissione di esperti».

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