Recovery, Draghi presenta il piano da 248 miliardi da votare a scatola chiusa. FdI: “Abuso inaudito”

lunedì 26 Aprile 19:33 - di Giovanni Pasero
recovery draghi

«Sbaglieremmo tutti a pensare che il Pnrr pur nella sua storica importanza sia solo un insieme di progetti, di numeri, scadenze, obiettivi. Nell’insieme dei programmi c’è anche e soprattutto il destino del Paese». Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi nelle comunicazioni in Aula alla Camera sul Recovery.

Nel Pnrr c’è «la misura di quello che sarà il suo ruolo nella comunità internazionale, la sua credibilità e reputazione come fondatore Ue e protagonista del mondo occidentale. È questione non solo di reddito e benessere, ma di valori civili e sentimenti che nessun numero e nessuna tabella potrà mai rappresentare», ha aggiunto il presidente del Consiglio

Secondo il premier, «nel realizzare progetti, ritardi, inefficienze e miopi visioni di parte peseranno sulle nostre vite soprattutto su quelle dei più deboli, i figli e nipoti e forse non ci sarà più tempo per porvi rimedio». Quindi ha lanciato un appello per la costruzione del futuro dell’Italia: «Sono certo che l’onestà, l’intelligenza, il gusto del futuro prevarranno sulla corruzione, la stupidità, gli interessi costituiti».

Ecco i punti principali dell’intervento di Draghi

Recovery, Lollobrigida:  “Da Draghi un abuso contro il Parlamento”

«Credo che un Parlamento, in una Repubblica parlamentare, abbia il diritto di essere rispettato dal governo». Così Francesco Lollobrigida, presidente dei deputati di FdI, intervenendo in Aula prima delle comunicazioni del premier Mario Draghi sul Recovery Plan. «Oggi il Parlamento italiano si impegna a ragionare di un testo che non è stato possibile approfondire con la necessaria attenzione che chi viene pagato dal popolo deve avere. Chiedo di valutare un rinvio della seduta odierna. Non basta una telefonata in Europa per avere l’avallo sul destino della nostra Nazione».

«In altri tempi Marco Pannella si sarebbe messo in sciopero della fame definitivo, noi ci batteremo con altri strumenti contro questa svolta che non risponde ai criteri della nostra democrazia». Così il presidente dei deputati Fdi, al termine della conferenza dei capigruppo di Montecitorio. «È un abuso quello che sta avvenendo, l’imbarazzo delle altre forze politiche è leggibile», incalza l’esponente di Fratelli d’Italia, che aggiunge: «Conte è caduto perché non ha approfondito in Parlamento il Pnrr e oggi non si approfondisce lo stesso».

Rampelli: “A Roma non vogliamo la carità di Draghi”

Altrettanto dura la posizione del vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli. «Degli oltre 200 miliardi di euro del Piano nazionale ripresa e resilienza – ha detto l’esponente di FdI – più i quasi 200 miliardi di scostamento di bilancio, cui vanno sommate le poste delle ultime due leggi di bilancio, il presidente del Consiglio Draghi, che è anche romano, ha destinato alla Capitale d’Italia 500 milioni di euro. Comprensivi incredibilmente anche dei fondi straordinari per il Grande Giubileo del 2025. Il tutto sotto un titolo altisonante che forse ha lo scopo di riparare il danno: «Caput Mundi».

«Il governo – ha continuato Rampelli sul recovery -, insieme a tutte quelle forze politiche che a parole dicono di voler strappare Roma al suo declino, riserva alla città universale 500 milioni, cifra pari a una sola rata su trenta che ogni anno la Capitale paga per rientrare del debito maturato prima che fosse operativo il Patto di stabilità varato da Bruxelles. Per questo i romani pagano l’Irpef più alta. Raggi dovrebbe andare a Palazzo Chigi – conclude – e dire: Roma non ha bisogno di carità, l’Italia chiede una capitale locomotiva, che rimetta in cammino i suoi asset economici e faccia la sua parte per far crescere il Pil nazionale».

Mollicone: “A cultura, sport ed editoria pochi fondi”

«Cultura, sport, editoria e innovazione hanno ancora pochi fondi e progetti con respiro limitato. Sulla cultura, scindiamo il turismo – quindi ai circa 6 miliardi ne vanno tolti due: 4 miliardi. 4 miliardi sull’entità complessiva del Pnrr sono una mancetta. Ben fuori dalla centralità paventata da Franceschini e Draghi». Così Federico Mollicone parlando del Recovery.

“Sul recovery il parlamento aveva dato altri indirizzi”

Il Pnrr «sarebbe potuto essere – sottolinea il parlamentare di FdI – anche occasione per garantire la riforma dello spettacolo dal vivo, su cui la linea di intervento riguarda solo l’efficientamento energetico dei teatri, finalmente modificando i criteri quantitativi e qualitativi del Fondo Unico dello Spettacolo, spesso distorsivo del mercato. Per lo sport 300 milioni per quello a scuola e poi un cenno al ruolo contro l’emarginazione sociale nella missione 5. Per la digitalizzazione delle imprese, complessivamente 18 miliardi, con 4 già attivati: considerando il tessuto delle PMI, poco o nulla. Pur apprezzando l’intervento del sottosegretario Moles, un comparto strategico come l’editoria dovrebbe avere una propria linea di intervento, così da garantire i posti di lavoro e il pluralismo informativo, e non poche righe sulla Transizione 4.0. Per la digitalizzazione e l’innovazione della PA, circa 6 miliardi complessivi con interventi di varia natura. Come pure la banda larga: 6.31 miliardi. Il Parlamento aveva dato ben altri indirizzi, sia in commissione Cultura che nella relazione di minoranza», conclude Mollicone.

 

 

 

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