Recovery Fund, è una pia illusione pensare che con Draghi sarà tutto facile e indolore

martedì 16 Febbraio 12:19 - di Enea Franza

Nelle mani del nuovo governo c’è una potenza di fuoco mai vista. Tanto denaro a disposizione da poter spendere. Il Recovery Fund consta di 750 miliardi di euro da distribuire ai paesi membri (cui si aggiungeranno i fondi del bilancio Ue 2021-2027 pari a circa 1.100 miliardi di euro). Una cifra che semplicemente non ha precedenti nella storia dell’Ue. Tanto più che per reperire i 750 miliardi verrà fatta una emissione comune di bond. Non a caso (e con una punta di orgoglio) la Commissione chiama l’intera iniziativa “Next generation EU”. Affinché sul mercato questi bond risultino appetibili (titoli ‘tripla A’ sui quali pagare bassissimi tassi di interesse) il bilancio Ue viene usato a garanzia dell’emissione.

Ma dato che il bilancio è piuttosto esiguo (pari a circa l’1% del Pil europeo) e non ritenuto ‘congruo’ rispetto a una emissione (e relativo pagamento) di titoli di questa portata, si prevede che per il periodo 2021-2027 possa aumentare significativamente anche attraverso nuove risorse proprie dell’Unione che lieviteranno fino al 2% del Pil. Le nuove risorse proprie dovrebbero includere la ‘plastic tax’, la tassazione dei giganti del Web e la riforma (ed estensione ad altri settori) dello European Trading Scheme (il meccanismo di allocazione, a pagamento, dei permessi di inquinamento per le grandi aziende). Il ripagamento spetterà alla Commissione europea e, significativamente, non ai singoli paesi membri. Si tratterà peraltro di titoli a lunga scadenza. La Commissione prevede, infatti, che il ripagamento non avverrà prima del 2028 e dopo il 2058.

Come spendere questi soldi

Dunque, come dicevano, all’Italia spetteranno oltre 81 miliardi di contributi a fondo perduto (‘grants’) e circa 91 di prestiti. Somme non indifferenti che, in assenza del Fondo, l’Italia dovrebbe reperire sui mercati aumentando ulteriormente il proprio (elevatissimo) debito pubblico. Riguardo agli obiettivi da perseguire, ovvero in merito a come spendere questi soldi (e con quali strumenti), la Commissione identifica tre pilastri. In primo luogo il supporto agli investimenti e alle riforme realizzate dagli stati membri per rilanciare la crescita.

Questo avverrà principalmente attraverso la “Recovery and Resilience Facility” che potrà contare su circa 560 miliardi da distribuire sia attraverso contributi sia attraverso prestiti. La Commissione indica che la verifica della qualità della spesa e delle riforme adottate da ciascun paese membro beneficiario dei fondi debba avvenire nell’ambito del ‘tradizionale’ Semestre europeo (il meccanismo con il quale i paesi membri coordinano le loro politiche economiche, occupazionali e di bilancio) attraverso la presentazione di opportuni “National Recovery Plans” che diano conto appunto di come vengono spesi i soldi e delle riforme realizzate e/o da realizzare/completare. Per avere un’idea della condizionalità che l’Ue potrebbe dunque usare per l’Italia, si possono prendere in considerazione le ‘country recommendations’ periodicamente inviate dall’Ue ai paesi membri (qui le ultime per l’Italia): dalla riforma del sistema fiscale, a quella del mercato del lavoro, dalla maggiore efficienza della pubblica amministrazione (inclusa l’istruzione) alla riduzione dei tempi della giustizia.

Il cambio di passo della Ue

Tutti temi che incidevano sulla capacità dell’Italia di crescere già prima del Covid-19. Significativo il sostanziale cambio di passo fatto dall’Ue rispetto al passato. Gli errori compiuti con la precedente crisi finanziaria (a partire dalla Grecia) hanno evidentemente lasciato il segno. L’attenzione è rivolta infatti non tanto ai temuti ‘tagli’ quanto piuttosto al controllo della qualità della spesa; questa andrà infatti indirizzata verso una crescita più equa e sostenibile e accompagnata da riforme capaci di incidere sulle potenzialità di crescita del paese.

Nell’ambito dello stesso primo pilastro la Commissione identifica anche 55 miliardi che si aggiungeranno ai fondi di coesione e che quindi potranno essere indirizzate a quelle regioni europee maggiormente colpite dalla crisi. Il secondo pilastro mira invece a incentivare gli investimenti privati e a incanalarli verso le aziende in difficoltà nei paesi maggiormente colpiti. Si potrà contare su 31 miliardi che, nelle intenzioni della Commissione, dovrebbero mobilizzare investimenti fino a 300 miliardi. Altri 15 miliardi invece saranno utilizzati per mobilizzare investimenti privati (fino a 150 miliardi) finalizzati ad accrescere l’autonomia strategica dell’Ue nel campo delle nuove tecnologie e delle catene del valore. Il terzo pilastro infine (9,4 miliardi) è chiamato “EU4Health Programme” e investirà nella prevenzione delle epidemie e nell’acquisto di medicine e strumenti medicali.

Il debito peserà sulle generazioni future

Questa dunque la proposta della Commissione che non manca di ambizione e che va valutata includendo anche le altre iniziative che l’Ue nel suo complesso ha preso dall’inizio della crisi: dagli acquisti ‘straordinari’ della Bce dei titoli di stato, ai crediti (quasi) senza condizioni del ‘fondo salva-stati’, dallo Sure sull’occupazione ai prestiti alle imprese della Bei. Per un’Europa a lungo criticata – spesso a ragione – di immobilismo si tratta di una prova di forza.

Le loro critiche riguardano: l’ammontare complessivo del Fondo (ritenuto eccessivo), le modalità di erogazione (soprattutto la parte riguardante i contributi a fondo perduto) e la condizionalità (ancorata principalmente al Semestre europeo). Sottolineano al riguardo che il mancato rispetto degli impegni da parte degli stati membri potrebbe sulla carta essere sanzionato, ma non dimenticano che per Spagna e Portogallo in passato la sanzione c’è stata, ma ammontava a zero euro.

Pensare che la gestione Draghi possa spianare la strada e che il debito che sarà assunto non dovrà essere ripagato è una pia illusione e fa parte di quelle narrazioni mediatiche che uccidono, di questi tempi, la ragione umana. Il debito peserà sulle generazioni future e costituirà un impegno enorme e, comunque determinerà una forte limitazione della sovranità nazionale. Una sola speranza ci può consolare e cioè che i soldi vengano almeno spesi bene. Ma vista la composizione del governo (da 12 ministri ad oltre il doppio) pensiamo che gli applausi sperticati al Draghi di turno presto monteranno in una grossa delusione. Come sempre, spero di sbagliarmi.

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