Pio e Amedeo chiudono in bellezza: diremo tutte le parole proibite, da “frocio” a “Hitler” a “negro”

giovedì 29 Aprile 16:12 - di Riccardo Angelini
Pio e Amedeo

Pio e Amedeo danno appuntamento al loro pubblico per l’ultima puntata del loro show “Felicissima sera” (venerdì in prima serata su Canale 5). E promettono, in un’intervista a Libero, una chiusura col botto.  «Elencheremo tutte le parole che non si possono più dire in tv, quelle bandite: “negro”, “frocio”, tutte. E sai perché? Perché la cattiveria non è mai nella lingua, ma nelle intenzioni. Se dici a un tuo amico “ué negro, andiamo a mangiare?” non lo offendi, se gli dici “nero di merda!” sì”.

Pio e Amedeo: diremo tutte le parole proibite

Ma le direte proprio tutte? Chiede Fabrizio Biasin nell’intervista su Libero ai due comici. E Pio e Amedeo non si sottraggono. «Sì sì – rispondono –  anche “Hitler”, “ebrei”… Perché se dici “sei tirchio come un ebreo” ti massacrano ma se lo dici a un genovese la gente si mette a ridere? Difendiamo anche i genovesi allora!». E insistono: «Bisogna sempre alzare l’asticella. Il principio è che si può dire tutto se il pensiero è “ragionato”. È la “bastardaggine” che va condannata. E comunque è l’ultima puntata, alla peggio finiamo col botto».

“Non trattiamo i telespettatori come se fossero scemi”

Secondo i due comici bisogna tornare a ragionare sulle parole, senza trattare i telespettatori come stupidi. «Speriamo di aver dato nuova linfa, l’italiano non è stupido, quelli della tv trattano tutti come scemi. Prendi l’imitazione della Hunziker: se i cinesi hanno gli occhi così cosa c’è da offendersi? Se a noi dicono che uno è basso e l’altro ha il naso grosso non è che scateniamo la comunità di quelli bassi o col naso grosso, è la verità».

Il monologo sulla legge Zan

Non mancherà un monologo sul ddl Zan. «Ne parliamo ovviamente a modo nostro. Ognuno deve essere libero di esprimersi come crede. Per capirci, dobbiamo arrivare al punto in cui i cortei “omo” non avranno senso, così come oggi non avrebbero senso i cortei dove si urla “viva la figa!”».

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