Nomine ai vertici Rai, spunta la “transfuga” Andreatta. E a Viale Mazzini scoppia la polemica

venerdì 30 Aprile 17:12 - di Gigliola Bardi
rai andreatta

Suscitano perplessità e polemiche le voci che vorrebbero Eleonora Andreatta, ex dirigente passata a Netflix, in pole per il ruolo di nuovo amministratore delegato. A dare voce allo sconcerto per un’ipotesi di questo tipo è, in particolare, il senatore di Forza Italia e componente della Vigilanza Rai, Maurizio Gasparri, che ricorda non solo il «sapore politico» di un’operazione di questo tipo, ma anche il suo essere in contrasto con la clausola di non concorrenza «che la Rai dovrebbe rispettare».

La «campagna elettorale» per Andreatta ai vertici Rai

«Continuano a girare ipotesi fantasiose e infondate per il vertice della Rai. Evocano la Andreatta, andata via dalla Rai per approdare a Netflix, in una campagna elettorale di parte, attraverso alcuni giornali, puntando all’incarico di amministratore delegato. Questa operazione, dal chiaro sapore politico, non può passare», ha avvertito Gasparri.

Le “porte girevoli” e la clausola di non concorrenza

Il senatore azzurro, quindi, ha ricordato che «la Commissione parlamentare, nelle settimane passate, all’unanimità ha votato a favore del principio della clausola di non concorrenza, che la Rai dovrebbe rispettare. Sia in uscita che in entrata. In pratica – ha spiegato Gasparri – non si può andare via dalla Rai portando tutto il know-how e la conoscenza dei programmi futuri in un’azienda privata, come accaduto nel caso di Andreatta, e poi pensare di tornare indietro, perché forse lì non è riuscita a trovare ciò che desiderava». Per Gasparri, quindi, «la candidatura Andreatta è un’operazione politica, marcata chiaramente, che non può passare, non solo per queste sue caratteristiche che lederebbero l’autonomia della Rai, ma anche perché c’è questo problema “dell’entra e esci”, delle porte girevoli, che non è tollerabile».

Gasparri: «Attingere alle professionalità interne»

La strada da seguire, invece, è un’altra. «Bisogna attingere all’interno della Rai, alle professionalità della Rai, alle grandi competenze che vanta il servizio pubblico. Questa campagna propagandistica – ha ribadito – è assolutamente inutile, perché si ripercuoterebbe anche sulle attività di competenza del Parlamento e della Commissione parlamentare di Vigilanza, che devono essere non solo considerate prioritarie, ma vera e autentica garanzia del pluralismo e del rispetto della giurisprudenza costituzionale in materia di servizio pubblico».

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