Lega in asse con FI per arginare la Meloni. Ma il “centrodestra di governo” irrita Draghi

giovedì 29 Aprile 10:59 - di Michele Pezza
Meloni

Più che un segno, la mozione di sfiducia (bocciata) contro Speranza ha lasciato un solco nel centrodestra. Profondo quanto basta per scattare l’allarme circa la sua tenuta unitaria. Il pressing di Giorgia Meloni, prima sull’ora di coprifuoco e poi sulla sfiducia al ministro della Salute, incrociava nel merito il favore di tutti i leghisti, a partire da Salvini, e di molti forzisti. Ma in entrambi i casi la saldatura tra i segmenti del centrodestra al governo e quello all‘opposizione non c’è stata. Non solo: dopo la votazione di ieri, Lega, FI, e centristi della coalizione hanno deciso di dare vita ad un coordinamento del sedicente centrodestra di governo.

Fu la Meloni a chiedere il coordinamento dei gruppi

Una scelta dal retrogusto alquanto provocatorio se solo si pensa che, in concomitanza con il varo dell’esecutivo Draghi, fu proprio la Meloni a proporre un coordinamento tra i gruppi parlamentari. L’avessero ascoltata, oggi probabilmente l’alleanza non procederebbe in ordine sparso. Tanto più che a rafforzare il sospetto della provocazione contribuisce anche la prima idea partorita dal “centrodestra di governo”: una commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia. Anche in questo caso, infatti, c’è una primogenitura della Meloni. Ma l’escalation di Salvini e Tajani – i due si vedono e si sentono spessissimo – fa scattare anche l’allarme nella maggioranza. “O di qua o di là“, è la richiesta inoltrata da Pd e M5S a Draghi con la preghiera di girarla con faccia feroce a Lega e FI.

In Forza Italia è guerra fra donne

In verità, anche il premier è stufo di questi tatticismi che alla fine dei conti tolgono solo spazio e agibilità al suo governo. Lo prova il fatto che sia Salvini sia Tajani scavalcano volentieri i loro stessi ministri. Una plastica conferma delle forti tensioni interne che si respirano nei rispettivi partiti. Se per il Capitano la spina nel fianco è Giorgetti, per gli “azzurri” si chiama soprattutto Mara Carfagna. Per la ministra del Sud dev’essere stato più doloroso di un dito nell’occhio apprendere che la sua collega di partito Annamaria Bernini vuole una bicamerale per il Mezzogiorno che vigili sull’utilizzo dei fondi del Recovery. Una proposta di rara perfidia politica rispetto alla quale impallidirebbe persino una mozione di sfiducia. Con o senza la firma di Giorgia Meloni.

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