«Erdogan dittatore»: Draghi fa infuriare Ankara. Meloni lo elogia: «Bene così. Sia un primo passo» (video)

venerdì 9 Aprile 10:17 - di Viola Longo
erdogan dittatore

Nel bene e nel male non sono passate inosservate le parole di Mario Draghi sul presidente turco Erdogan descritto come un «dittatore con cui però si ha bisogno di cooperare». A stretto giro dopo la condanna del premier italiano dell’«umiliazione» inflitta a Ursula Von der Leyen con il cosiddetto “sofagate”, Ankara ha convocato l’ambasciatore italiano, chiedendo che il ritiro «immediato» di quelle che il ministero degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, ha definito «brutte e sfacciate affermazioni». Draghi, però, dopo quella affermazione, fatta in nome della franchezza, ha incassato diversi appoggi interni, sebbene allo stato attuale manchino ancora le voci del Pd e del M5s.

Meloni: «Bene le parole ferme e chiare di Draghi»

«Bene le parole ferme e chiare del presidente Draghi», ha commentato Giorgia Meloni. «Fratelli d’Italia – ha ricordato – denuncia da anni la deriva autoritaria e islamista della Turchia di Erdogan e chiede alla Ue di ritirare ad Ankara lo status di Paese candidato». «Pretendiamo rispetto. E ci auguriamo che le dichiarazioni del presidente del Consiglio siano solo il primo passo del governo per difendere con forza gli interessi italiani nel Mediterraneo e arginare l’espansionismo politico e culturale del regime islamista di Ankara», ha quindi chiarito la leader di FdI.

«Ha chiamato la realtà col suo nome»

Positive anche le reazioni delle altre componenti del centrodestra. Matteo Salvini ha espresso «solidarietà e stima per il presidente Draghi». «Le intimidazioni e le discriminazioni del dittatore turco Erdogan sono inaccettabili», ha aggiunto. Antonio Tajani ha sottolineato a sua volta che «ai segnali di arroganza bisogna rispondere con altrettanta fermezza». Il coordinatore di Forza Italia ha anche aggiunto di aver apprezzato il realismo di Draghi nel ricordare il fatto che comunque «con la Turchia bisognerà trattare». Per Osvaldo Napoli di Cambiamo!, poi, «Draghi ha chiamato la realtà col suo nome».

«Erdogan dittatore» imbarazza Pd e M5S?

Sul fronte della sinistra, invece, a farsi sentire è stato Nicola Fratoianni, con forti distinguo. «Che Draghi definisca Erdogan un dittatore è una buona notizia. Che aggiunga: però ne abbiamo bisogno (magari per gestire l’immigrazione) è imbarazzante e inaccettabile», ha twittato il leader di sinistra italiana. Tutto tace, almeno per il momento, invece, sul fronte Pd e M5S. Un silenzio che, se protratto, rischia di indebolire il presidente del Consiglio, del quale il ministro degli Esteri turco ha parlato come di «premier nominato italiano» in contrapposizione al «nostro presidente eletto». Tanto più ora che la palla passa nuovamente all’Italia.

Di Maio: «Mi coordinerò con Draghi»

Dopo la convocazione dell’ambasciatore a Ankara, infatti, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha fatto sapere che «in queste ore sto per sentire il presidente Draghi e poi coordineremo tutte quelle che sono le iniziative che si devono coordinare». «Ovviamente non anticipo alcunché», detto l’esponente del M5s ospite di Dritto e rovescio su Retequattro. Resta dunque da capire non solo quali saranno queste “iniziative coordinate”, ma anche quanto i due partiti che maggiormente incidono sulla maggioranza terranno il punto al fianco del premier.

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