Campidoglio, terremoto nel Pd. La Tinagli tifa per Calenda, il partito si ribella ed è già guerra di correnti

sabato 3 Aprile 9:06 - di Eugenio Battisti

Nervosismo alle stelle in casa Pd. Sulla candidatura al Campidoglio è buio fitto. Si deciderà dopo Pasqua, assicurano al Nazareno. L’ex ministro Gualtieri è in pole position ma ancora non c’è nulla di ufficiale. Mentre il partito di Letta si arrovella sui nomi scoppia la polemica su Calenda.

Pd nella bufera. La Tinagli tifa per Calenda

Colpa della ‘ingenua’ vicesegretaria Irene Tinagli. Che ha osato esprimere apprezzamento per l’ex ministro. Uscito dal Pd per fondare Azione. Romano doc, in piena campagna elettorale da mesi. Con i sondaggi in crescita. E l’appoggio di tutta l’area progressista. Da Italia Viva alla Bonino. Come dimostra la liaison con il ministro delle Pari opportunità Elena Bonetti. Elogiata da Calenda in un tweet.  “Visione, capacità di realizzare. Concretezza e serietà. Speriamo di poter lavorare insieme presto”.

La vice di Letta assalita dai zingarettiani

«Credo che Carlo abbia l’energia, la capacità e il metodo per affrontare una sfida del genere», dice la vice di Letta. Da sempre molto vicina a Calenda, posizionata con Base Riformista. La minoranza interna di ex renziani guidata da Lorenzo Guerini.  I zingarettiani insorgono. «Non siete romani, qui decidiamo noi», tuona Marco Miccoli. Un incidente diplomatico che la dice lunga sul braccio di ferro tra le correnti. Assalita dalle polemiche la Tinagli è costretta ad aggiustare il tiro. Con una imbarazzante marcia indietro.

La marcia indietro: non era un incoraggiamento

Non era in incoraggiamento. Nessun endorsement. «Il Pd farà la sua proposta, e Letta troverà la sintesi migliore», dice. Una sintesi che non arriva. Per ora  Letta è impegnato nel suo tour di incontri con i leader degli altri partiti. Tutti ‘proficui’, neanche a dirlo. Proprio ieri è toccato a Luigi Di Maio. Con il quale il Pd è tornato a flirtare. Grazie anche alla tela diplomatica tessuta da Bettini. Che guarda con favore a Conte per riesumare il ‘laboratorio’ di idee con i 5Stelle.

Il leader di Azione è una spina nel fianco

Calenda è una spina nel fianco. Appoggiarlo significherebbe mandare alle ortiche qualsiasi accordo con i 5Stelle. Anche loro alle prese con il grattacapo Raggi. Che si è ricandidata per il bis con mezzo partito contrario. Ad applaudire il ‘coraggio’ di Calenda anche il sindaco di Bergamo Gori. Che tifa apertamente per il leader di Azione. “Vorrei che Calenda fosse il prossimo sindaco di Roma. È un’opportunità che andrebbe raccolta», dice lui. Da Roma lo zittisce Monica Cirinnà. «Se a Gori piace tanto Calenda lo candidi a Bergamo».

Il rebus delle primarie per azzoppare Calenda

La soluzione per azzopparlo potrebbero essere le primarie. La cui ipotesi si trascina stancamente da mesi. Più una parola d’ordine per rimandare la scelta sul successore della Raggi che una reale prospettiva. E che indispettiscono Calenda. “Mi sono rotto”, dice dallo studio di Tagadà su La7. “Basta parlare di primarie che non si faranno mai. Se il Pd vuol sedersi a parlare di programmi per Roma sono a disposizione”. Ma l’approccio non è dei migliori. Per il candidato guastatore il neosegretario del Pd non andrà lontano con il suo ‘volemose bene’ rivolto a tutti.

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