“Io me so’ rotto”: Calenda dà spettacolo. “Il Pd non è un partito ma una seduta di psicanalisi” (video)

venerdì 2 Aprile 18:43 - di Adriana De Conto
Calenda Pd

“Me so’ rotto”: Carlo Calenda in gran forma dà spettacolo dallo studio di Tagadà su La7. Come al solito ha una parola “buona” per tutti.  I suoi giudizi sempre taglienti e al limite della battuta toccano un po’ tutti: il Pd, Giuseppe Conte, Matteo Renzi, l’immancabile Salvini , le “fantomatiche” primarie della sinistra per il Campidoglio: corsa per il quale il leader di “Azione” è candidato. Comincia dall’ultimo argomento. Sulle scelte del Pd e sul rapporto con i dem a Roma “non ho la più vaga idea, è una situazione che va avanti da sei mesi. Io ho iniziato a parlare ai romani delle cose concrete, come i rifiuti, non di primarie”. La appoggeranno? “Non ne ho la più vaga idea”. Insomma, buio totale.

Calenda ridicolizza il Pd: Letta incontra Renzi? A tutto c’ un limite

Pertanto Calenda ammette: “E’ la terza volta che dicono ‘facciamo le primarie’, poi non si fanno: me so’ rotto -ha aggiunto il leader di Azione-. Io parlo ai romani dei problemi, facessero quello che vogliono. Se vogliono parlare di programma sono pronto. Con calma, è solo la capitale d’Italia…”, sentenzia con buona dose di sarcasmo. Ma il Pd l’appoggerà, chiede la Panella. “E che ne so…”, risponde. Poi, quando la conduttrice le chiede del nuovo corso instaurato da Enrico Letta nel Pd inizia a cannoneggiare. Lei sa se Letta incontrerà anche Renzi?, incalza la conduttrice con malizia. Calenda apre le braccia: Enrico Letta “vedrà anche Renzi” – dice- perché “ha un approccio ‘voglio bene a tutti’. Ma anche questo approccio ha dei limiti. Io ero nel governo Letta, ho vissuto quella tregenda…”.

Calenda: “Quello che si dicono tra loro nel Pd è terrificante”

Non si capacita e non condivide questo approccio “ecumenico” del segretario dem. “In questo momento quelli che hanno acclamato Letta e che gli hanno detto ‘ti vogliamo bene’ sono esattamente gli stessi che l’hanno mandato a casa – cerca di rinfrescare la memoria Calenda- . Quello non è un partito, ma una grande seduta di psicanalisi collettiva -ha affondato il leader di Azione-. Io gli voglio bene, ma sono loro che se le dicono. Zingaretti lo ha detto andando via. Sono una comunità straordinaria ma quello che si dicono loro tra di loro è terrificante“.

“Conte? Pieno di retorica”

E del discorso di Giuseppe Conte che prende per mano il M5S? Anche qui Calenda dimostra tutta la sua “ammirazione” per l’ex premier: “Conte è Conte. Uno che dice che gli piace la transizione ambientalista senza spiegare cos’è,. Uno che fa un sacco di retorica. E’ Conte”, sentenzia lapidario. Non poteva mancare l’invettiva finale contro Salvini e sulle riaperture rivendicate dal leader della Lega: sulle riaperture Salvini “gioca la partita di un buffone”, dice insultando. “Se al mattino dici una cosa e poi dici il contrario, non lo appoggiare il governo. Fare questo giochino è poco serio”. Naturalmente a Tagadà vanno in brodo di giuggiole.

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