Anche Raggi, Appendino e l’ex ministro Trenta contro Grillo: “Quel video rinnega i valori del M5s” (video)

mercoledì 21 Aprile 8:32 - di Carlo Marini
ciro grillo, raggi appendino

Il video di Beppe Grillo in difesa del figlio Ciro e contro la studentessa milanese che ha denunciato lo stupro, ha lasciato il segno tra le donne del M5s. Il fondatore del Movimento che, per difendere il figlio, ha mandato al diavolo in pochi minuti anni di battaglie delle donne. Il malcontento tra le esponenti grilline fatica a venire trattenuto.

Le parole del comico genovese sulla studentessa milanese ad alcuni parlamentari più anziana ha ricordato la replica di Processo per stupro, dove l’avvocato della difesa chiedeva all’imputata se portava la gonna o i jeans. Ecco allora che, almeno le donne di spicco del Movimento 5 Stelle sono state costrette a prendere le distanze.

Il video di Grillo e il processo mediatico… alla ragazza

Ieri sono intervenute, a distanza, ma in piena sintonia nel loro dissenso con Grillo, anche Chiara Appendino e Virginia Raggi. La sindaca di Torino è tornata sulla questione della denuncia presentata dalla vittima dopo otto giorni: «Non c’è un momento giusto per denunciare». Interviene anche la sindaca di Roma, sempre sullo stesso punto: «Per una donna deve esserci sempre la possibilità di denunciare».

Sulla questione ha fatto sentire la sua voce anche l’ex ministra della Difesa, Elisabetta Trenta che ha premesso di comprendere il dolore di Beppe Grillo. Ma poi ha sparato il suo atto d’accusa. «Sento il dovere di dire che il contenuto di quel video rinnega i nostri valori. Durante il nostro primo governo siamo stati fieri di approvare la legge #CodiceRosso».

Quella condanna (nascosta) al fratello del sottosegretario di Conte

A proposito di ex esponenti di governo, in queste ore è emerso che il fratello di un sottosegretario del governo Conte, sia stato al centro di un’altra vicenda scabrosa. A rivelarlo la deputata M5s, Federica Daga. Tra le prime a scagliarsi contro Grillo per il video. Fatti accaduti nell’estate del 2016, a più di sei mesi di distanza dalla fine delle relazione. Relazione fatta di violenze e di minacce. Daga ha raccontato al Corriere della Sera la drammatica battaglia processuale. «Aspetto un anno prima che il pm inizi a fare le indagini. E dopo un altro anno arriva la prima condanna a 8 mesi». Ha più rivisto quell’uomo? «No, so che si è presentato alla sentenza di primo grado». Di certo, la ferita non va più via: «Fin quando non si chiuderà la causa avrò dentro di me un fastidio». Ecco perché la Daga, che ha vissuto sulla sua pelle quello che Grillo minimizza, vuole andare avanti.

 

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