Anche Checco Zalone finanziava la Ong di Casarini. Nel film Tolo Tolo noleggiata la nave Mare Jonio

sabato 3 Aprile 17:46 - di Riccardo Angelini
Casarini

Cosa emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta della Procura di Ragusa sulla Ong di Luca Casarini e compagni? Come emerso nei giorni scorsi secondo la Prcoura la nave Mare Jonio operante per l’ong Mediterranea Saving Humans  avrebbe ricevuto un’ingente somma di denaro per trasbordare migranti dalla motonave Maersk Etienne. Si tratta di 4.600 euro a migrante che, moltiplicati per le 27 persone che sono state trasportate, fa in totale 125mila euro. Somma che fa esultare Casarini: “Brindiamo a champagne…”.  Con Casarini l’inchiesta sul business di migranti coinvolge anche Alessandro Metz e Beppe Caccia, armatori della società Idra social shipping, che possiede il rimorchiatore Mare Jonio.

Checco Zalone ha voluto finanziare indirettamente la Ong Mediterranea

Su La Verità Fabio Amendolara ricostruisce quanto sta emergendo dall’esame delle intercettazioni in possesso della Procura. Esse consentono di chiarire come si finanziava la Ong oltre che con le donazioni. “È ancora Caccia a svelarlo – scrive la Verità –  parlandone con Vera Mantengoli, giornalista del gruppo Gedi. Anche questa conversazione viene riassunta: «A patto che resti tra di loro due, nel film Tolo Tolo di Checco Zalone, lui, Checco Zalone, per finanziarli indirettamente, ha voluto la loro collaborazione noleggiandogli la nave con tutto l’equipaggio per il film, per le scene dei salvataggi, aggiungendo di utilizzare la società per fare delle operazioni fra virgolette commerciali che servono a…». E dopo un’esitazione, Caccia aggiunge: «Ma questa parte qua teniamola riservata».”

Il personale medico a bordo della mare Jonio era inadeguato

Non solo, alla Maersk Etienne la mare Jonio assicurò di avere personale medico qualificato che avrebbe dovuto assistere i migranti a bordo. Il team medico è guidato dalla dottoressa Agnese Colpani, «medico di bordo (neo laureato)», annotano gli investigatori. “La giovane – scrive La Verità – è stata iscritta all’albo nell’ambito dell’emergenza Covid con una procedura semplificata. È lei alla guida del team medico che, «nel vivo delle stesse operazioni di trasbordo, avrebbe consultato tale Donatella Albini, palesandole la propria obiettiva incapacità di attendere con perizia allo svolgimento di prestazioni del tutto elementari, quali la rilevazione di una vena (alla migrante che si sospettava in stato di gravidanza) come pure l’accertamento di stati di ipotermia e disidratazione»”.

A una migrante fu detto che era incinta ma non era vero

I commenti tra Caccia e Casarini finiscono nel fascicolo: «Colpani è neo laureata, non conosce le persone disidratate e non sapeva individuare le vene». E la donna fatta sbarcare per prima, sentita dagli investigatori, ha confermato: «L’infermiera non riusciva ad infilarmi l’ago nella flebo». Dichiarazioni supportate dal marito, che ha anche aggiunto: «Ricordo che mia moglie ha riferito che avvertiva dolori allo stomaco []. A seguito di quanto riferito a personale medico della Mare Jonio, quest’ultimo le ha detto che era incinta». Si è poi scoperto che la donna non era in stato interessante”.

 

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