Stefano Boeri, l’ideatore della Primula, ha rischiato di morire di Covid: “Campagna vaccinale folle”

lunedì 22 Marzo 9:25 - di Davide Ventola
boeri primula ANSA

L’archistar Stefano Boeri, ideatore della famosa Primula, simbolo della campagna vaccinale di Conte e Arcuri, denuncia oggi sul Corriere della Sera il fallimento di quella campagna. Lo fa con cognizione di causa, perché appena dimesso dal Niguarda di Milano, dove ha rischiato di morire di Covid-19. E il suo atto d’accusa è davvero pesantissimo.

“Hanno vaccinato la mia assistente di 31 anni, ma gli anziani no”

«L’Italia che rinasce con un fiore», una primula fucsia col cuore giallo è stata una sua idea. L’ha realizzata su richiesta del governo. Conte, Speranza e l’ex commissario alla pandemia Arcuri, ha immaginato gratuitamente il simbolo di un Paese che provava a ridarsi fiducia. A meno di una settimana dalle dimissioni dall’Ospedale di Niguarda, l’architetto Boeri definisce quella campagna vaccinale “folle”.

«La mia assistente universitaria di 31 anni è già stata vaccinata”, racconta al Corriere,  «stiamo assistendo a una specie di amnesia collettiva nei confronti di chi è più a rischio. I molto anziani, certamente. Ma anche chi ha patologie respiratorie serie, gli autoimmuni, i malati oncologici gravi, i disabili con difficoltà evidenti. Lo trovo incomprensibile e, per un Paese come il nostro, intollerabile».

Chi è Stefano Boeri

«Boeri, 64 anni, come professore di Urbanistica al Politecnico di Milano avrebbe dovuto avere la sua fiala salvavita qualche settimana fa, in grazia di una corsia preferenziale riservata ad alcune professioni, tra cui appunto i docenti. Ma il Covid è stato più rapido».

E proprio l’ideatore della Primula boccia senza appello la campagna. La scelta di vaccinare per categorie mi sembra folle. Parlo di migliaia di docenti, tra l’altro in assenza, visto che gli atenei sono chiusi. Parlo degli avvocati o del personale amministrativo degli ospedali, che lavora la più parte in smart working. E questo mentre quelli che avrebbero più bisogno sono in attesa di sapere quando toccherà a loro. Mi sembra uno scandalo».

In particolare sulla sua degenza, in ospedale, aggiunge: «E’ stata brutta. Per altre persone che ho visto, bruttissima. Per persone a me molto care, straziante: con una di loro, Giovanni Gastel, ci siamo scambiati messaggi finché lui ha potuto. Aveva deficienze polmonari ma non rientrava nelle categorie vaccinabili».

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