Scandalo vaccini in Toscana: Francesco, “super fragile”, costretto a fare 430 km per la prima dose

sabato 27 Marzo 19:57 - di Gigliola Bardi
vaccino prato isola d'elba

Ha dovuto percorrere 430 chilometri tra andata e ritorno e prendere un traghetto, ma si ritiene comunque «un privilegiato» perché lui ce l’ha fatta: è riuscito a ottenere la prima dose di vaccino. Francesco è un 29enne toscano affetto da una malattia rara che gli impone cure immunodepressive. Per questo è rientrato nella categoria dei “super fragili” che hanno diritto al siero. Solo che per poterlo ottenere è dovuto arrivare da Prato, dove vive e lavora, all’Isola d’Elba, dopo essersi anche dovuto districare in un non semplicissimo sistema di prenotazione. «Pensate sia normale che una persona considerata fragile, nel pieno della pandemia, per poter fare il vaccino debba farsi due ore di auto e un’ora di traghetto?», ha scritto Francesco sui social, sottolineando che «è importante che chi ci sta amministrando (in modo criminale!) chieda scusa e faccia un passo indietro». Insomma, in Toscana anche i soggetti più fragili rischiano di rimanere tagliati fuori dai vaccini, come è stato per le persone più anziane.

Da Prato all’Isola d’Elba per il vaccino

Francesco, prima di mettersi in viaggio, sulla vicenda ha presentato un esposto ai carabinieri, di cui ha dato conto La Nazione. Poi, una volta a bordo del traghetto per l’Elba, ha postato sui social una foto con la prenotazione del vaccino, sottolineando, insieme alla soddisfazione per avercela fatta, anche lo sdegno per le difficoltà incontrate, a partire da quando ha scoperto che quel posto trovato in provincia di Livorno era in realtà al punto vaccinale di Portoferraio (Livorno), all’Isola d’Elba. «È una corsa al massacro. Non può essere questa – ha raccontato – la strategia pensata per vaccinare i super fragili. Persone malate con patologie gravi che si ritrovano a dover fare a cazzotti anche col sistema per avere una dose di vaccino. Un’assurda gara a chi arriva prima».

«Sarei andato pure su Marte, ma chi non può come fa?»

Per questo Francesco, che è riuscito nell’impresa grazie al passaparola di chi gli ha detto che c’era posto lì e perché «uso bene lo smartphone», si sente «quasi in colpa». «Io sono autosufficiente; non ho bisogno di qualcuno che si prenda cura di me (a esclusione dei medici, chiaramente); posso muovermi senza problemi con qualsiasi mezzo; ho un lavoro stabile e sicuro. E quindi – ha raccontato su Facebook – non mi sono fatto nessun problema ad accettare di andare fino all’Elba per il vaccino. Perché ve lo dico francamente: sarei andato anche su Marte pur di farlo. Ma vi faccio una domanda: pensate a una persona anziana, gravemente malata, non avvezza all’uso dello smartphone o del Pc; a una persona con problemi di mobilità o di lavoro…».

«Chi ci sta amministrando faccia un passo indietro»

«In poche parole – è stato l’invito di Francesco – provate a immaginare chi sta peggio di voi (e di me). Credete sia giusto che la prenotazione del vaccino riservato a queste persone possa produrre simili risultati? Pensate sia normale che una persona considerata fragile, nel pieno della pandemia, per poter fare il vaccino debba farsi due ore di auto e un’ora di traghetto?». «Vi invito a pensare a quanto sto “subendo” io, a quanto stanno subendo e patendo le persone che stanno peggio di voi e me, perché è importante. È importante – ha concluso Francesco – che chi ci sta amministrando (in modo criminale!) chieda scusa e faccia un passo indietro».

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