Sanremo, Boldrini scatenata contro Beatrice Venezi: “Danneggi le donne, si dice direttrice… “

sabato 6 Marzo 14:03 - di Penelope Corrado
Boldrini Venazi

Laura Boldrini non ha gradito e ha replicato con il suo solito tono a Beatrice Venezi. Ieri sera, quando la compositrice di fama internazionale al Festival di Sanremo ha ribadito che lei è “un direttore d’orchestra”, alla Boldrini sono fischiate le orecchie.

La replica acida dell’ex presidente della Camera

“Non ho seguito in diretta, ma dico in primis bravo Amadeus a rispettare il genere femminile. Più che una scelta individuale della direttrice d’orchestra Venezi, è la scelta grammaticale a prevalere e quella italiana ci dice che esiste un genere femminile e un genere maschile. A seconda di chi riveste il ruolo si fa la declinazione. Chi rifiuta questo lo fa per motivi culturali”. Così all’Adnkronos l’ex presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini sulle polemiche di Sanremo  generate appunto da Beatrice Venezi che ieri ha puntualizzato sul suo mestiere. “Direttrice d’orchestra? No, meglio direttore”, ha detto Venezi.

La Boldrini attacca la Venezi

La Boldrini spiega che “la declinazione femminile la si accetta in certe mansioni come ‘contadina’, ‘operaia’ o ‘commessa’ e non la si accetta quando sale la scala sociale, pensando che il maschile sia più autorevole. Invece il femminile è bellissimo – dice l’ex presidente della Camera – E’ un problema serio che dimostra poca autostima. Inviterei la direttrice Venezi a leggere cosa dice l’Accademia della Crusca, la più alta autorità linguistica del nostro paese. Se il femminile viene nascosto, si nascondono tanti sacrifici e sforzi fatti”.

Per la Boldrini dire direttrice è una “conquista”

“Un atteggiamento che non rende merito al percorso che tante donne hanno fatto per raggiungere queste posizioni – sostiene Laura Boldrini – Mi permetto di invitarla a riflette su queste cose. Anche perché non è affatto brutto o cacofonico ‘direttrice’, ma rappresenta l’affermazione di un traguardo. Spero si renda conto che usare il femminile possa aiutare tante ragazze ad avvicinarsi a questo lavoro che per secoli è stato solo di uomini”, conclude. Ma la sua conclusione non convince nessuno.

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