Roma, la carica degli sgomitoni al Campidoglio. Cirinnà ci riprova: “Non mi tiro indietro”

lunedì 29 Marzo 16:14 - di Viola Longo
cirinnà roma

Monica Cirinnà ci riprova e, approfittando dell’incertezza del Pd sul nome da mettere in campo per Roma e della ventata rosa imposta da Enrico Letta, ripropone il suo. Qualcosa di simile, comunque, avviene anche nel campo del centrodestra, dove in attesa che si sciolga il nodo della candidatura, è Vittorio Sgarbi a farsi nuovamente avanti. Entrambi fanno poi riferimento alle primarie, avanzandole come opzione per giungere alla scelta. Ma se nel centrodestra la quadra sulla candidatura è di fatto tutta questione interna, per il Pd la faccenda è un tantino più complicata, perché la scelta del candidato si intreccia con quella delle alleanze, in un modo che, allo stato attuale, appare ancora indistricabile. C’è la questione della candidatura di Virginia Raggi, che non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro, e c’è la questione di Carlo Calenda, che pure si conferma impuntato sulla corsa al Campidoglio.

Cirinnà: “Su Roma non mi tiro indietro”

“Certamente non mi tiro indietro”, ha detto Monica Cirinnà, parlando agli Inascoltabili in onda su Nsl Radio parlando di una sua eventuale candidatura a Roma, già avanzata a settembre. “Se si faranno le primarie oppure no lo valuteremo”, ha aggiunto, spiegando che “io mi sento formica”. “Le formiche – ha sottolineato la senatrice Pd – sono molto forti perché sono migliaia e insieme costruiscono grandi cose. Noi, tante formiche, Roma la cambiamo, la miglioriamo e risponderemo ai tanti dolori dei romani”. “Poi sarà Monica Cirinnà, sarà Roberto Gualtieri, sarà Caudo, sarà Zevi, sarà Mandrake, aiuteremo il prescelto”, ha assicurato.

Calenda: “Il Pd gioca con le primarie”

Alle primarie ha fatto riferimento anche Carlo Calenda, sottolineando che “compaiono e scompaiono a seconda della convenienza del Pd”. “Adesso ricompaiono, perché non si sa cosa decidere”, ha aggiunto il leader di Azione, parlando dei “cinque mesi persi” e recriminando di aver “tenuto tutto sospeso per non strappare”. Una situazione in cui “poi i ras romani del Pd hanno candidato Gualtieri a insaputa di Letta, e adesso si ripropongono le primarie”. Calenda, per il quale Gualtieri ha un profilo inadeguato a Roma perché è la sua esperienza è “meno gestionale-amministrativa e più di relazioni in campo europeo”, ha quindi invitato Letta a sedersi per parlare di “programmi”, ma – ha avvertito – “non sono disposto a perdere altro tempo”.

Il M5S al Pd: “Accordiamoci per il secondo turno”

Non va meglio con il M5S, dove la candidatura di Virginia Raggi rappresenta un nodo sia internamente sia nei rapporti con il Pd. “Su Roma il Pd dovrebbe valutare l’appoggio a Virginia Raggi e abbandonare certi toni”, ha detto il tesoriere del M5S alla Camera, Francesco Silvestri, aggiungendo però che “trovare un accordo con i dem per il secondo turno è possibile, come tutte le cose intelligenti”. Insomma, per il M5S può andar bene una soluzione qualsiasi, purché si faccia fronte comune contro il centrodestra. Silvestri l’ha detto chiaramente “l’importante è che i dem capiscano che far vincere la destra sarebbe un grande errore, perfino più grave del buco lasciato nel bilancio della città. Le ultime nomine in Regione come in Comune non mettono in buona luce né il Pd né il M5S”.

Sgarbi: “Io sono meglio di Bertolaso”

E in casa centrodestra? In attesa che si sciolga il nodo del nome, è Vittorio Sgarbi a perorare la propria candidatura, già annunciata con il simbolo di Rinascimento. “Bertolaso – ha detto – è un nome forte, ma io penso di essere meglio di lui“. ”Se non si ha un’idea su chi candidare, o meglio, ci sono vari nomi in campo, ma nessuno è condiviso, anche perché non si conosce il peso reale di ognuno, allora è meglio che il centrodestra faccia le primarie“, ha detto il deputato, parlando con l’Adnkronos. ”Io – ha insistito il critico d’arte – sono il meglio di tutti, lo ripeto, quindi proverò a fare il primo cittadino a Roma comunque, come Calenda…”.

 

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