Rampelli: infame macchina del fango, questo pentito balordo non mi ha mai minacciato….

sabato 6 Marzo 19:48 - di Redazione
Rampelli

L’attacco del gruppo Repubblica-L’Espresso a Fratelli d’Italia coinvolge oltre a Giorgia Meloni anche Fabio Rampelli. E il vicepresidente della Camera annuncia anche lui una querela al quotidiano Repubblica. Nell’articolo si parla delle presunte minacce da parte del pentito Agostino Riccardo allo stesso Rampelli affinché optasse per un’altra circoscrizione in modo da facilitare l’ingresso alla Camera di Pasquale Maietta (esplulso nel 2016 da FdI) che sarebbe stato  uomo dei clan di Latina.

Rampelli: grave macchina del fango contro me e Meloni

“È molto grave – dichiara Fabio Rampelli – che a 7 anni di distanza, in assenza di qualunque indagine a carico di Giorgia Meloni o mia, ritenendo evidentemente i giudici inquirenti del tutto infondate le accuse a noi lanciate da tal pentito Agostino Riccardo, uno dei più autorevoli quotidiani italiani pubblichi stralci della deposizione surreale di un balordo. Attivando una macchina del fango contro due rappresentanti dell’unica opposizione in questo momento esistente nel Parlamento italiano”.

Ecco perché ho optato per il collegio Lazio 1

Rampelli esprime solidarietà a Giorgia Meloni e sottolinea che stavolta l’attacco è “condito con esilaranti scene alla Dylan Dog: 35mila euro in contanti, cifra buona per inondare di manifesti la città di Latina per 10 anni, una super busta del pane come contenitore, un auto berlina ovviamente nera, la classica stazione di servizio in zona Eur… mancava solo un agente segreto con impermeabile bianco che legge un giornale per passare inosservato”.

Quindi ribadisce: “Eletto nel 2013 nei due collegi elettorali di Lazio 1 e Lazio 2 ho dovuto optare per il candidato di Latina e dando un enorme dispiacere al mio amico fraterno Marco Marsilio perché Fdi aveva raccolto l’1,95% e totalizzato soli 9 deputati. Di questi io e Giorgia già rappresentavamo la città di Roma mentre Latina fu il capoluogo di provincia dove prendemmo il quoziente più alto d’Italia, l’11%. Era impossibile non premiarla con un seggio e in tal senso il partito decise”.

“Non ho mai ricevuto minacce per favorire Maietta”

“Io -prosegue Rampelli- non ho mai ricevuto alcuna minaccia, a questo punto dico ‘con rammarico’ perché se le avessi ricevuta avrei fatto l’esatto opposto e Marsilio non avrebbe saltato una legislatura. Peraltro rammento che Fdi chiese e continua a chiedere ai suoi candidati l’esibizione dei certificati dei carichi pendenti e del casellario giudiziale e a raccogliere tutte le necessarie informazioni sull’onorabilità dei suoi rappresentanti”.

Maietta all’epoca dei fatti non era coinvolto in nessuna inchiesta

Pasquale Maietta all’epoca dei fatti non era stato neppure lontanamente lambito da indagini giudiziarie e risultava dunque perfettamente idoneo, altrimenti non gli avremmo fatto fare nemmeno il portiere di una sezione territoriale. È da quando ho 15 anni che ricevo minacce e intimidazioni, anche da organizzazioni terroristiche, talvolta concretizzatesi in violenze fisiche e morali”.

È certificato dalla mia storia che tiri dritto a ogni costo di fronte alle pressioni e alle prepotenze. Se fossi un pallone gonfiato ne racconterei a decine, ma oggi, stanco delle contumelie seriali querelo anche io Repubblica. Proprio perché questa infamia è un’intimidazione e deve trasformarsi in boomerang per chi cerca di usarla come una clava”, conclude Rampelli.

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