Olanda, fatwa contro la scrittrice che critica l’Islam. La madre: ti strangolerei…

martedì 16 Marzo 11:15 - di Adele Sirocchi
Olanda Islam

Il caso della scrittrice olandese di origine turca, Lale Gül, dovrebbe scuotere le coscienze dell’Occidente. Che sono invece intorpidite. E silenziose. A 23 anni, il libro di Lale Gül guida la classifica dei più venduti nel Paese ma poiché contiene critiche esplicite all’Islam e al modo in cui si educano le ragazze di religione islamica, ora lei teme per la sua vita.

Il suo è un romanzo autobiografico, dal titolo che è un programma esistenziale: Io vivrò. Il caso lo racconta Il Foglio.  “Il libro – scrive il quotidiano – racconta di una ragazza occidentale, libera e indipendente fuori, devota e sottomessa in casa. “Nelle loro menti non hanno mai lasciato il villaggio turco“, ha detto dei genitori. “Ad Amsterdam si circondano di turchi. Guardano programmi televisivi turchi e non possono abbandonare norme e valori tradizionali. Temono che se indosso i jeans la loro reputazione nella comunità sarà offuscata“. Quando Gül alla scuola islamica turca si è chiesta ad alta voce perché le ragazze dovrebbero coprirsi la testa e i ragazzi no, l’insegnante le ha risposto: “Questa domanda te l’ha sussurrata il diavolo”. Dopo un’apparizione televisiva, come ha scritto un critico, è stato “come se una bomba fosse esplosa nella comunità dei suoi genitori”.

Il libro è diventato uno scandalo. Accolto con ostilità crescente dalla comunità turco-sunnita. E sono arrivate anche le minacce. E i genitori danno ragione ai nemici di Lale. Il padre ha detto: “Che devo fare, tagliarle la gola?”. E la madre: “Se non fossi mia figlia ti strangolerei”. Giornalisti, politici e scrittori stanno sottoscrivendo un manifesto in difesa di Lale e della sua libertà di scegliersi il proprio stile di vita. Intanto lei sta pensando di assoldare una guardia del corpo.

La quarta di copertina del romanzo “Io vivrò” recita così: “La musica non è consentita, gli appuntamenti sono vietati, avere amici del sesso opposto è illegale, vestirsi e truccarsi è inappropriato, stare fuori la notte non è permesso, guardare film e serie “sporche e immorali” è inaccettabile, non è consentito celebrare compleanni o altre festività pagane, non è possibile lavorare con gli uomini e anche uscire e festeggiare ai festival è proibito “. Busra, la protagonista, denuncia queste regole rigide. Questo ambiente soffocante. Che costringe le ragazze a crescere “come piante d’appartamento”.

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