Oggi il vaccino a una donna di 105 anni, il figlio: lasciati dalle istituzioni nel buco nero di attese e silenzi

lunedì 22 Marzo 18:51 - di Lorenza Mariani
Vaccino a donna 105 anni

Oggi il vaccino a una donna di 105 anni. Il figlio denuncia: noi, come gli altri, abbandonati dalle istituzioni nel buco nero di attese e silenzi. Anziani e vaccini: un rebus da risolvere che per molti sta comportando inquietanti aspettative e ritardi. Segnalazioni che cadono nel vuoto. Richieste a cui replicano assordanti silenzi istituzionali. Tanto che solo oggi, alla fine di attese e segnalazioni, il calvario per il vaccino a una donna di 105 anni, può dirsi finalmente concluso. La signora è Giuliana Manasse Biraghi, 105 anni appena compiuti appunto, ce l’ha fatta. Stamattina è stata vaccinata nella sua abitazione milanese. Un risultato perseguito con caparbietà e grande impegno dal figlio della donna, Alberto Biraghi, che oggi infatti all’Adnkronos spiega: «Sono felice per mia mamma e per noi. Ma è frustrante perché penso che ci sono un sacco di anziani e fragili che non hanno un figlio rompipalle come me alle spalle e che sono abbandonati»…

Vaccino a una donna di 105 anni: finalmente ha avuto l’iniezione

E infatti, è grazie all’insistenza del figlio, e all’intervento niente poco di meno che del generale Figliuolo, se oggi la signora centenaria è riuscita a fare nella sua abitazione milanese l’iniezione tanto ambita. Un’impresa conclusa con successo, ma che ha visto i suoi protagonisti addentrarsi sul terreno impervio di disorganizzazione mancanze. Un calvario a cui il figlio della signora Biraghi ha provato a dare voce, scrivendo e rivolgendosi a chiunque. Ed è lui stesso a raccontare le tappe di una via crucis per fortuna arrivata al suo termine questa mattina. «Io sono andato avanti 15 giorni a scrive tweet pesanti. A taggare le istituzioni e a farmi sentire – sottolinea Alberto Biraghi –. Poi una giornalista di Repubblica ha raccontato la nostra storia e il telefono non ha smesso di squillare. Hanno chiamato in tre per propormi il vaccino: il Trivulzio. Il centro vaccinazioni della zona 8 cui appartiene mia madre. E una struttura di Cremona».

Il figlio denuncia: c’è voluta la segnalazione della stampa e l’intervento di Figliuolo…

Insomma, la signora Giuliana ha atteso oltre un mese dalla richiesta per ottenere una dose, arrivata questa mattina dopo il sollecito della struttura del commissario per l’emergenza Covid Figliuolo. Che ha mandato una squadra medica per vaccinare la donna e il badante Ahmed, come previsto dalle indicazioni del ministero della Salute per i caregiver e i badanti che assistono un malato o un disabile. Insomma, ancora una volta c’è voluta una segnalazione perché il protocollo agisse e la procedura vaccinale si compiesse. E infatti, il figlio della signora Giuliana prosegue. «Anche mamma è contenta di aver ricevuto il vaccino. Noi avevamo fatto la procedura per la prenotazione ma era finita in un buco nero… evidentemente la prenotazione non era andata a buon fine. Perché subito avevamo ricevuto il documento con l’accettazione. Avevamo firmato. Ma poi la cosa è morta lì».

La procedura per la prenotazione ma era finita in un buco nero

Fino alla svolta arrivata dopo la segnalazione giornalistica. Dopo che il caso è salito all’onore delle cronache, infatti, Alberto racconta che ieri l’ufficio stampa della Regione Lombardia l’ha contattato. «Volevano venire a fare delle foto a mia madre nel momento della vaccinazione ma li ho mandati a stendere – ammette senza usare giri di parole –. Poi invece ieri sera mi ha chiamato il portavoce del generale Figliuolo per chiedermi come stavano andando le cose. Se era tutto a posto… e così quando gli ho detto che volevo ringraziarlo, mi ha risposto che potevo scrivergli direttamente una lettera. E così ho fatto».

Ma ora come faranno tutti gli altri anziani in attesa e nel silenzio?

Eppure, nonostante trattenga a stento la felicità per sua madre, Alberto, il cui padre era tenente in forza al Nono alpini nella Seconda Guerra Mondiale. Un uomo che, sottolinea oggi il figlio, «è stato un grande alpino per tutta la vita», non nasconde una certa vena di indignazione. «Per fortuna ora si è risolta la situazione. Ma mi dispiace per tutti gli altri – afferma –. Visto come sono andate le cose ci siamo sentiti abbandonati dalle istituzioni. Ed è triste che sia dovuto intervenire il generale degli alpini per far vaccinare una donna di 105 anni. In Israele stiamo vedendo come è andata. Negli Usa idem. Qui si devono cercare le scorciatoie…è pazzesco».

 

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