Vaccini, l’immunologa Viola: mobilitare medici di base per iniezioni porta a porta a anziani e disabili

lunedì 22 Marzo 17:12 - di Prisca Righetti
Viola vaccini a anziani e disabili

Vaccini, l’immunologa Viola ribadisce: per anziani e disabili serve il porta a porta guidato dai medici di famiglia. E invece, al momento si procede a rilento. E tra  polemiche e disguidi scatenati da chi, dall’alto di posizioni privilegiate, prende corsie preferenziali e scorciatoie, che non aiutano certo a velocizzare la pratica. Anzi… Creano difficoltà che aggiungono al danno, anche la beffa del sopruso. Ma allora, che fare? Nel coro di consigli e istruzioni per l’uso che si alza dalla platea di virologi e incontra le voci dell’opinione pubblica, distinguiamo la voce dell’immunologa Viola che, soprattutto sulla base di ragioni di buon senso, torna a rilanciare anche nelle ultime ore, l’appello alla mobilitazione dei medici di famiglia.

Vaccini, la proposta dell’immunologa Viola: iniezioni porta a porta per anziani e disabili

Di più. Entrando nel vivo del discorse e nel merito dei dettagli, l’esperta suggerisce una sorta di piano vaccinale porta a porta da abbinare a quello in corso in hub e centri destinati all’immunizzazione di massa. E suggerisce di procedere con iniezioni casa per casa per anziani e disabili: due fasce fragili che necessitano di protezione prioritariamente e che, invece, sono ancora in attesa di appuntamenti e fiale. Una sorta di immunizzazione porta a porta, che velocizzerebbe i temi e snellirebbe la mole di lavoro ora a carico dei centri vaccinali. Ma cosa possiamo chiedere ai camici bianchi al lavoro su fronte casalingo e cosa no? La risposta, chiara per quanto articolata, arriva anche da un servizio del Corriere della sera. Che, su tutto, specifica: fra le priorità da tenere presente, «vale la pena citare soprattutto la prima. Che è quella di «non fare il medico» informandosi su internet». Ossia, non bisogna farsi «la diagnosi da soli ed esigere, di conseguenza, prescrizioni di esami o di terapie. Questo errore è fra i più comuni. Ma è anche quello destinato più spesso a mettere in crisi il rapporto con il medico».

Mobilitare i medici di famiglia per indicare le vaccinazioni delle categorie fragili

Dunque, i medici di famiglia vanno coinvolti. A dovere, ma coinvolti. Tanto che, tornando all’esortazione della dottoressa Viola e alle apposite istruzioni per l’uso che l’esperta ha suggerito per uscire dal vicolo cieco di una campagna d’immunizzazione che procede assai a rilento. E che, come abbiamo già dato conto, evidenzia lacune e mancanze soprattutto sul fronte caldo delle vaccinazioni degli anziani. Un dato sul quale la Viola torna a proporre un suggerimento a sua detta efficace. «Si dovrebbero coinvolgere i medici di famiglia che sono rimasti a margine della campagna vaccinale. Andrebbero mobilitati per raggiungere a casa le persone non autosufficienti. È quello che si fa con il vaccino antinfluenzale». Questa la soluzione che l’immunologa Antonella Viola propone per velocizzare la vaccinazione agli ultra ottantenni. Tanto In un’intervista al Corriere della Sera, la professoressa di Patologia generale all’Università di Padova afferma che i medici di base dovrebbero essere coinvolti anche per le persone fragili: «Ci sono disabili che non possono muoversi e devono essere aiutati».

Bisognava procedere per liste di priorità e non per categorie lavorative

Di più. A stretto giro la dottoressa Viola aggiunge: «Siamo fortemente in ritardo. I miei dottorandi di 23-24 anni sono stati vaccinati e molti anziani che conosco, no. Stiamo sbagliando il target e allunghiamo i tempi. Bisognava procedere per liste di priorità e non per categorie lavorative: età e fragilità, salvaguardando le vaccinazioni per il personale sanitario in prima linea, gli operativi. Era l’unico modo per svuotare i reparti. Avremmo evitato molte perdite e accorciato i tempi. E, anche se fosse arrivata la terza ondata, gli ospedali non si sarebbero riempiti. Sarebbe stata la strada maestra per uscirne prima e consentire anche agli altri di riprendere una vita quasi normale. Quanto alle liste “di riserva” , dovrebbero contenere persone che hanno diritto a vaccinarsi secondo i criteri di cui si è detto. E non chiunque passasse dai centri vaccinali a tarda ora. Potrebbero essere proprio i medici di famiglia a segnalare i loro pazienti e a chiamarli». Non serve davvero aggiungere altro.

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