Meloni: «Pd e M5S continuano a dettar legge, ancora soldi per il reddito di cittadinanza»

domenica 21 Marzo 13:03 - di Ginevra Sorrentino
Meloni su Draghi e ristori

Giorgia Meloni è delusa da Draghi. E da tutti gli interventi del suo governo. A partire dal tanto atteso decreto “sostegni” delude, e di molto, le aspettative di Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia. La leader del partito mette nero su bianco i motivi della bocciatura, citando in un posto su Facebook numeri e riscontri. E argomentando in un’intervista a Libero insoddisfazione politica e mancanze strutturali degli aiuti di stato appena promessi dal governo Draghi. Un intervento a tutto campo, quello di Giorgia Meloni sulle colonne di Libero, in cui la presidente di Fdi, dai sostegni di Stato alla pace fiscale, passando per la gestione dell’emergenza sanitaria e il dossier scuole, fino alla vexata quaestio campagna vaccinale, evidenzia con la penna rossa errori e storture del governo Draghi, in perfetta continuità con l’esecutivo Conte che è andato a rimpiazzare.

Giorgia Meloni delusa da Draghi: anche sui ristori nessuna discontinuità con Conte

«Conti alla mano le imprese a cui è stato imposto di non lavorare percepiranno aiuti che vanno dall’1,7% a massimo il 5% rispetto alla perdita annuale. Chi nel 2020 ha perso 40.000€ di fatturato percepirà 2.000 € di aiuti, chi ne ha persi 120.000 avrà diritto al massimo a 5.000 €. Cifre ridicole rispetto alle perdite – sottolinea tra amarezza e indignazione Giorgia Meloni – che non riescono a coprire nemmeno i costi fissi. Nessuna notizia invece sullo stop al cashback, su cui lo Stato ha messo la bellezza di 5 miliardi di euro. Draghi è sulla linea della perfetta continuità con il governo Conte: depressione dell’economia con chiusure forzate. Briciole per le imprese che rimangono in vita e soldi a pioggia per incentivare la moneta elettronica che garantisce la rendita a banche e società finanziarie». Eppure, rileva la numero uno di Fratelli d’Italia, Draghi aveva detto: «Quest’ anno non si chiedono soldi ai cittadini, si danno». Ma, incalza la Meloni, «dipende da come li spendi».

Nel merito parlano i numeri: mancette a fronte di disoccupazione e crisi delle imprese

E anche da come la decisione viene presentata e argomentata. Tanto che la Meloni nell’intervista a Libero prosegue: «Intanto voglio sottolineare che l’immagine di Draghi in conferenza stampa con accanto il ministro dell’Economia e il titolare del Lavoro, Andrea Orlando del Pd, tradiva in modo esplicito l’orientamento di questo governo, che è in continuità con quello precedente. Dopodiché, nel merito, parlano i numeri: le partite Iva riceveranno aiuti dall’1,7 al 5 per cento del fatturato annuale perduto. È una percentuale irrisoria, per non dire una mancetta, di fronte a un’ecatombe occupazionale annunciata, alla desertificazione del sistema produttivo e alla necessità di dare risposte adeguate e rapide».

Meloni critica sul governo: «La sinistra penta-piddina continua a dettare legge»

Insomma, come rimarcato da lei stessa in più occasioni, e ancora nelle ultime ore, per Giorgia Meloni «per ripartire occorre stravolgere l’impianto ideologico con cui si sta affrontando la crisi. Ma è praticamente impossibile farlo con la sinistra penta-piddina che continua a dettare legge. In compenso – prosegue – hanno trovato altri miliardi per reddito di cittadinanza e Navigator. Fratelli d’Italia cercherà in Parlamento di migliorare questo pessimo decreto per tutelare artigiani, imprese e lavoratori», rassicura la Meloni. Che sul tempo tiene anche a precisare altri punti del programma di governo, saltati o parzialmente e erroneamente realizzati. A partire dalla fatidica invocazione della pace fiscale, agognata ma ancora molto lontana dall’essere raggiunta.

Pace fiscale e guerra ideologica contro il ceto medio

In merito alla quale, la leader di Fdi puntualizza: «Quanto alle cartelle esattoriali, malgrado l’impegno in Cdm di Forza Italia e Lega, con il tetto ai redditi di 30mila euro annui mi sembra che siamo ancora molto lontani dalla pace fiscale invocata dal centrodestra». Alleati di coalizione sconfitti? Chiede l’intervistatore. «So che si sono battuti, ma quando i numeri sono in mano agli altri non puoi vincere» la replica. Che poi prosegue: «Nel nuovo governo comandano ancora il Partito democratico e il Movimento 5 stelle. La mentalità prevalente è sempre la stessa. E si traduce nella solita guerra ideologica contro il ceto medio».

Meloni delusa da Draghi anche sul fronte dell’emergenza sanitaria

Ma la delusione non riguarda solo le iniziative economiche. Anche nella lotta alla pandemia, infatti, Giorgia Meloni non ravvisa segni di discontinuità con il disastroso governo Conte. E infatti spiega: «In Italia da un anno vengono piegate le leggi della politica, sospesi i diritti costituzionali. Fatti e disfatti protocolli sanitari. Ma siamo tornati al punto di partenza. Anche di questo avevo parlato con Draghi, il problema della lotta alla pandemia è che sono sbagliate le priorità. Per far rispettare le regole del distanziamento sociale, bisognava agire sui principali vettori di contagio che sono i mezzi pubblici. E n on chiudere le filiere produttive, la ristorazione e le palestre. E si doveva gestire in maniera diversa il dossier scuole, come ha fatto il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli di FdI. Il quale, sulla base di studi scientifici internazionali, ha investito diversi milioni di euro nell’aerazione meccanica controllata delle aule scolastiche».

E sulla debacle della campagna vaccinale…

È noto a tutti che il caos nel piano vaccinale è un’eredità del governo Conte e dell’ex commissario Arcuri. Ma, altrettanto chiaro, che il governo e gli esperti che li hanno succeduti ancora non riescono a smarcarsi da criticità e stallo della campagna d’immunizzazione. E infatti, a riguardo Giorgia Meloni sottolinea: «Fratelli d’Italia dall’aprile dell’anno scorso sostiene che il contagio corre veloce in tutta la popolazione ma colpisce in modo letale soprattutto gli anziani e i portatori di alcune patologie. Invece di bloccare l’Italia intera, perché dopo un anno non li hanno messi in sicurezza? Bisognava vaccinarli prioritariamente. Come gli immunodepressi, coinvolgendo da subito i medici di base e le farmacie. E poi si dovevano rafforzare i protocolli per le cure domiciliari che avrebbero impedito le code al pronto soccorso. Non ci voleva un genio per capirlo. Eppure soltanto adesso mi pare che Draghi ne abbia preso atto. Se si fossero mossi prima come chiedevamo noi, invece di chiudere ristoranti e negozi per decreto, il virus avrebbe corso ma senza uccidere tante persone».

Vaccini, il più grande fallimento dell’Europa di sempre

«Almeno su un punto dovrà dare ragione a Draghi», prova a incalzare Libero: quando dice che se il coordinamento europeo sui vaccini non funziona si può anche «andare da soli». Ma la Meloni, anche in questo caso, tira dritto per la sua strada e risponde: «Veramente qui è Draghi che dà ragione a noi. Ora lo dice anche lui, che è il più grande europeista della storia, e mi vengono in mente le parole di Giorgio Almirante: «Quando la verità affiora sulle labbra del tuo avversario, significa che le tue idee hanno vinto». Ma la verità è che si tratta di puro buonsenso. Sul contrasto alla pandemia, l’Europa è incorsa nel suo più grande fallimento dai tempi dei Trattati di Roma del 1957. In modo particolare nella campagna vaccinale, Bruxelles si è mostrata incapace o addirittura prona agli interessi delle multinazionali del farmaco con le quali sono stati siglati contratti capestro: tanti e tanti soldi affinché facessero “del loro meglio” sulla produzione e la consegna dei vaccini, senza altri vincoli e senza responsabilità. Una cosa che grida vendetta».

 

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