L’Inps spara sulla Croce Rossa: niente indennità ai 19.000 militari volontari. E’ rivolta, piovono i congedi

lunedì 1 Marzo 18:15 - di Paolo Lami

Migliaia di militari della Croce Rossa italiana, utilizzati, fra l’altro, nel corso della pandemia a supporto dei servizi essenziali e in scenari di emergenze varie, stanno presentando, in queste ore in tutta fretta, richiesta di congedo immediato all’organizzazione dopo che una circolare del 5 febbraio scorso firmata dalla direttrice dell’Inps, Gabriella Di Michele, nominata, nel 2017, dall’allora ministro del Lavoro, l’esponente Pd Giuliano Poletti, ha tolto loro la cosiddetta indennità e, sostanzialmente, la conservazione del posto di lavoro in caso di richiamo.

Una vera e propria fuga di massa come conseguenza della circolare dell’Inps emanata su richiesta del ministero del Lavoro, che ha tolto ai 19.314 militari della Croce Rossa, tutti volontari, la copertura prevista dalla legge. Che prevedeva, in caso di richiamo e per il solo periodo di richiamo, il pagamento dello stipendio da parte dell’Inps e la conservazione del posto di lavoro per i lavoratori dipendenti di imprese private.
I numeri spiegano bene di cosa si parla.

La Croce Rossa Italiana dispone del Corpo Militare Ausiliario delle Forze Armate, su base volontaria, che ha compiti di emergenza in pace e guerra. E che, al momento, conta, appunto di 19.314 persone.

Occasionalmente alcune di queste persone, che nella vita svolgono altri lavori – ci sono manager, operai, insegnanti, agricoltori, ingegneri, avvocati – vengono richiamate in servizio attivo per fronteggiare eventuali emergenze, come la pandemia da Covid-19 o un terremoto. E impiegate in vari ambiti.

Da questo punto di vista la Croce Rossa ha Gruppi Sanitari Mobili, Ospedali da Campo, Treni ospedali, Posti di soccorso. E i militari volontari vanno a supportare la Protezione Civile e le Forze Armate.

Nel corso di quest’anno vi sono stati 9.713 richiami, alcuni volontari sono stati richiamati più volte, per periodi che possono variare da un giorno a qualche mese.

I militari volontari della Croce Rossa sono stati impiegati fino ad oggi, ad esempio, per gestire i termoscanner per la misurazione della temperatura alle persone durante l’emergenza Covid negli aereoporti italiani, nelle stazioni, in tutti gli uffici giudiziari come Tribunali, Procure, Corte di Cassazione ma anche al gigantesco mercato ortofrutticolo di Fondi che, altrimenti, non avrebbe potuto riaprire lasciando senza derrate alimentari il Centro Italia.

Ma li si è visti in azione anche per cinturare e presidiare le zone rosse dove sono esplosi i casi di Coronavirus, come Campagnano, nei pressi di Roma, completamente sigillato per filtrare entrate e uscite nell’area contagiata.

E ancora, i militari volontari della Cri vengono impiegati in caso di terremoti, a fiancheggiare la Protezione Civile, ma anche per attività di biocontenimento.

Sono stati loro a trasportare in Olanda, in biocontenimento, a bordo di un pulman, i turisti olandesi contagiati dal Coronavirus e sbarcati da una nave da crociera in Liguria.

E sono stati sempre i militari volontari della Croce Rossa a intervenire a Melilli, in Sicilia, per la gestione delle celle frigorifere campali con il Nucleo “corpi senza vita” e per il riconoscimento dei cavaderi degli immigrati affogati nel naufragio dell’imbarcazione che si è inabissata il 18 aprile 2015 a largo della costa della Libia e e poi sccessivamente recuperata con una complessa operazione.

Un’altra attività nella quale  è stato impiegato il personale militare volontario della Cri è quello di “Pronto farmaco”, cioè la consegna di farmaci a domicilio, per esempio agli anziani non autosufficienti.

Quotidianamente, inoltre vi è il supporto agli specialisti delle Forze Armate nel DOB, il disinnesco degli ordigni bellici – più di 1.000 l’anno – l’assistenza ai poligoni e al Comando Operativo Interforze Difesa.

Accanto a questa attività i militari volontari  della Croce Rossa vengono comunemente impiegati nella formazione sanitaria ai militari delle 4 Forze Armate italiane nei corsi  Blsd, Basic life support and defribillation, formando centinaia di militari all’anno.

Ultimo impiego quello in tutti i teatri operativi – soprattutto oltremare – con i propri medici militari volontari della Croce Rossa che affiancano il personale militare italiano all’estero nelle aree di crisi.

La circolare firmata dalla direttrice dell’Inps ha tolto, dunque le garanzie ai militari volontari della Croce Rossa lasciandole, invece, intatte per i volontari del Cai, il Club Alpino Italiano, che non sono stati toccati dalla direttiva.

Ora sulla vicenda è stata presentata un’interrogazione dalle parlamentari di Fratelli d’Italia, Lucia Albano e Isabella Rauti, al ministero del Lavoro e a quello della Difesa.

Le due parlamentari chiedono ai ministri per quale motivo, in un periodo di estrema emergenza, in piena pandemia, 9.713 volontari del Corpo militare della Cri attualmente utilizzati nell’impiego a supporto delle Forze Armate si vedano negati dall’Inps tanto la tutela del posto di lavoro quanto quella della retribuzione, con la conseguenza di numerose richieste di congedo.

Una tutela che, diversamente, spetta, ad esempio ai volontari del Cai per esercitazioni e soccorsi.

Cosa si nasconde, dunque dietro l’iniziativa dell’Inps a trazione Pd, che va a colpire un patrimonio di umanità, competenze e abnegazione come quello degli oltre 19.000 militari volontari della Croce Rossa?

Non ci sarebbe da stupirsi se un domani neanche troppo lontano tutte quelle attività svolte dai militari volontari della Croce Rossa venissero generosamente elargite,  magari dietro lauto compenso, a qualche Ong o a qualche Coop rossa.

 

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