In smart working, con i figli in Dad e senza bonus baby sitter: «Milioni di donne a rischio burn-out»

lunedì 15 Marzo 15:23 - di Eleonora Guerra
smart working bonus baby sitter

Lo smart working, le scuole chiuse, la Dad, l’assenza di aiuti, a partire dal mancato accesso al bonus baby sitter. Anche in questa seconda tornata di chiusure pressoché totali sono le donne a pagare il prezzo più alto della pandemia. Così alto da andare incontro a un vero e proprio collasso nervoso. Nel primo giorno di Dad generalizzata, che coinvolge 6 milioni di studenti in tutto il Paese, a denunciare che si tratta di una condizione che accomuna «milioni di donne oggi in Italia», è stata Emma Ciccarelli, vicepresidente nazionale del Forum delle associazioni familiari, puntando l’indice contro l’assenza di misure adeguate a sostenere le donne e, in particolare, le mamme lavoratrici.

«Ansia e angoscia» i sentimenti diffusi tra le donne

«Ansia e angoscia al pensiero di come dovranno gestire le giornate con i figli piccoli chiusi in casa nelle aree entrate in zona rossa. Ecco i sentimenti di milioni di donne oggi in Italia. Alcune ci hanno fatto arrivare il loro grido di allarme e le loro denunce», ha spiegato Ciccarelli, soffermandosi in particolare sulle «madri lavoratrici in smart-working obbligatorio, che hanno scoperto di non poter accedere al bonus baby-sitter». «Persone – ha chiarito – che rischiano fortemente il burn-out».

La trappola dello smart working senza aiuti

«Registriamo con preoccupazione – ha spiegato la vicepresidente del Forum delle famiglie – segnali di rabbia, malumore e impotenza da parte di chi non può avere diritto al bonus baby-sitter, destinato solo a determinate categorie di lavoratori. Mamme costrette, oltre che alle restrizioni ambientali imposte dalla pandemia, a performance acrobatiche per riuscire a gestire tutto».

«Il governo rettifichi il bonus baby sitter»

Il Forum delle famiglie, rivolgendosi al governo, chiede quindi «con urgenza che il provvedimento venga rettificato ed esteso a tutte le persone che ne hanno concretamente bisogno. Non si possono costringere le madri lavoratrici a scegliere, ancora una volta, tra la necessaria cura dei figli e l’operatività lavorativa a casa».

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